L’accordo sulle pensioni del 28 settembre 2016
Nonostante le difficoltà derivanti dalle rigide compatibilità finanziarie dettate da Governo e dagli impegni assunti in sede europea sulla sostenibilità della spesa previdenziale, l’intesta sottoscritta dal Governo e da Cisl, Cgil e Uil risponde a molte questioni rimaste insolute a seguito degli interventi legislativi realizzati negli ultimi anni.
Nessun diritto e tutela attuale vengono ridotti mentre si acquisiscono risultati importanti che interessano la vita di milioni di persone: giovani, pensionandi e pensionati.
Si potranno cumulare gratuitamente tutti i contributi maturati presso gestioni pensionistiche diverse.
Il lavoro precoce viene valorizzato con l’abolizione definitiva delle penalizzazioni, a partire dal 2018, per chi accede al pensionamento anticipato prima dei 62 anni di età. I lavoratori con almeno 12 mesi di contributi effettivi versati prima del compimento del diciannovesimo anno di età, che risultino disoccupati senza ammortizzatori sociali o in condizioni di salute che determinano una disabilità o che siano occupati in alcune attività particolarmente gravose, da individuare dopo un confronto fra Governo e OO. SS., potranno accedere al pensionamento con 41 anni di contributi.
Si affrontano alcuni problemi causati dall’abolizione della pensione di anzianità realizzata dalla Legge Fornero, offrendo con l’Ape (prestito per l’uscita pensionistica anticipata) un’opportunità di uscita dal lavoro a tutti i lavoratori a partire dai 63 anni di età (con minimo 20 anni di contributi). L’uscita aniticipata viene agevolata fiscalmente per una serie di lavoratori più bisognosi sul piano sociale (Ape agevolata) attraverso l’erogazione di una somma di reddito ponte, fino al momento del pensionamento di vecchiaia, esente da imposte, interamente a carico dello Stato e che non dovrà essere restituita. L’Ape agevolata riguarderà i disoccupati senza ammortizzatori sociali, i lavoratori in condizioni di salute che determinano una disabilità o che siano occupati in alcune attività particolarmente gravose, da individuare dopo un confronto tra Governo e OO. SS, e i lavoratori che prestano assistenza a familiari di primo grado con disabilità grave. Per i lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione o crisi aziendale i contratti collettivi potranno prevedere che i costi dell’anticipo pensionistico possano essere sostenuti dai datori di lavoro, anche per il tramite dei fondi bilaterali.
I pensionati con redditi medio-bassi potranno beneficiare dell’equiparazione della No tax area pensionati-dipendenti a 8.125 euro. L’importo della “quattordicesima mensilità” viene aumentato e la somma verrà corrisposta ad una platea più ampia di pensionati, con reddito pensionistico personale fino a 2 volte il trattamento minimo INPS (circa 1.000 euro menisili). In prospettiva il Governo si impegna a migliorare la rivalutazione delle pensioni in essere al costo della vita, tenendo conto delle specifiche abitudini di consumo dei pensionati e con il ritorno alla perequazione “per scaglioni”, prevista dalla legge 388/2000.
E’ previsto il miglioramento delle condizioni di accesso al pensionamento anticipato per chi già svolge attività considerate usuranti secondo l’attuale normativa, sganciando i requisiti dell’aumento dell’aspettativa di vita ed eliminando le finestre.
Il confronto fra Governo e sindacato proseguirà anche dopo l’approvazione della legge di stabilità, per definire interventi volti a migliorare, soprattutto per i giovani, le condizioni di accesso alla pensione calcolata interamente con il metodo contributivo (con la possibilità di prevedere anche una pensione minima di garanzia per i redditi bassi), valorizzare il lavoro di cura nel sistema contributivo e favorire lo sviluppo della previdenza complementare.
Scarica la sintesi dell’Accordo (a cura di Cisl Veneto)
Scarica il volantino dell’Accordo (a cura di Cisl Veneto)


vedi anche
In arrivo la quattordicesima per altri 113mila pensionati veneti
Comunicato stampa
Intesa Governo e Sindacati sulla Previdenza. In arrivo la quattordicesima per altri 113mila pensionati veneti. Per i 200mila che già la percepiscono previsto un aumento del 30%.
Venezia, 29 settembre 2016 – Arrivala quattordicesima per 113mila pensionati veneti, e ad altri 200mila verrà aumentata del 30%. È questo uno dei principali risultati che scaturiscono dall’intesa firmata ieri da sindacati e governo al tavolo sulla previdenza. È stata, infatti, aumentata la platea dei beneficiari della quattordicesima: se fino ad oggi la percepivano solo i 200mila veneti over 64 anni con una pensionefino a 750 euro al mese, ora la percepiranno anche coloro che ricevono una pensione fra 750 e 1000 euro.
I primi vedranno aumentata la quattordicesima in media da 420 a 546 euro, i secondi cominceranno a percepirla dal 2017 con un importo medio di 420 euro. In definitiva nella nostra regione la quattordicesima arriverà in tasca a circa 313mila pensionati,un terzo in più di prima. L’allargamento della quattordicesima coinvolgerà soprattutto le donne che, come noto, sono quelle che percepiscono le pensioni più basse. In Veneto saranno più di 72mila le pensionate coinvolte dall’accordo, contro i 40.950 uomini.
Per chiarezza, attualmente i circa 200mila pensionati veneti che già intascano la quattordicesima ricevono somme differenti a seconda degli anni di contributi: 336 euro con 15 anni di contribuzione, 420 euro con16-25 anni e 504 con oltre 25 anni. Per questi l’intesa prevede, appunto, un aumento del 30% degli importi che sono fermi da dieci anni. I nuovi 113mila beneficiari riceveranno invece la quattordicesima dello stesso importo adottato fino ad ora. Calcolatrice alla mano, per i 113mila nuovi beneficiari veneti della quattordicesima l’Inps investirà nel2017 circa 131,5 milioni di euro.
Per l’aumento delle quattordicesimegià esistenti invece la spesa è superiore ai 25 milioni di euro. Fra le province, è Verona quella con il più alto numero di pensionati che dal prossimo anno usufruiranno per la prima volta della quattordicesima: 21.924 pensionati. A seguire Padova con 21.264 e Treviso19.936 (cfr. tabella in allegato).
L’intesa firmata ieri prevede anche l’equiparazione dellano tax area per i pensionati a quella dei lavoratori, cioè a 8.125 euro annui.
L’intesa è ovviamente più complessa e riguarda anche novità per i lavoratori e le lavoratrici in procinto di andare in pensione. Di tutto questo si parlerà il17 ottobre prossimo nel corso dell’attivo unitario dei pensionati di Cgil,Cisl, Uil.
“Non c’è dubbio che peri pensionati questo sia un buon inizio. – sottolineano i tre segretarigenerali di SPI CGIL , FNP CISL e UILP UILdel Veneto, Rita Turati, Luigi Bombieri, Walter Sperotto – Infatti l’intesa prevede l’impegno che governo e sindacati proseguano il confronto. Tra i temi da affrontare c’è quello della rivalutazione annuale delle pensioni che deve essere resa più efficace per fermare la continua perdita del loro potere d’acquisto”.
Ecco l’Accordo raggiunto ieri tra Governo e Sindacati in merito alle questioni in campo previdenziale a partire dall’Ape (anticipo previdenziale).
28/09/2016
A seguito del confronto avviato presso il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali in data 24 maggio 2016, Governo, CGIL, CISL e UIL con il presente verbale sintetizzano gli elementi di fondo emersi nel corso di una discussione approfondita e circostanziata sulle problematiche aperte in campo previdenziale, una discussione che ha fatto emergere un giudizio articolato da parte dei soggetti del confronto e che per le OO.SS. non esaurisce gli elementi della loro piattaforma.
In particolare, al fine di favorire l’equità sociale, di aumentare la flessibilità delle scelte individuali, di eliminare gli ostacoli alla mobilità lavorativa e di sostenere i redditi da pensione più bassi, il Governo e le OO.SS. concordano sull’obiettivo di adottare alcune delle misure elencate di seguito già a partire dalla prossima legge di bilancio (“fase I”) e di tenere aperto un confronto costruttivo e di merito su ulteriori interventi di riforma previdenziale nel corso del 2017 (“fase II”).
FASE I
Il Governo e le OO.SS. concordano sull’obiettivo di sostenere i redditi medio-bassi da pensione (punti 1 e 2).
1) Riduzione delle imposte sulle persone fisiche per i redditi da pensione
Completando il percorso avviato con la scorsa Legge di Stabilità partendo dai pensionati con più di 74 anni, si prevede l’aumento della detrazione d’imposta (riconosciuta fino a 55.000 euro) per tutti i pensionati al fine di uniformare la loro no tax area a quella dei lavoratori dipendenti (8.125 euro).
2) Aumento dei trattamenti pensionistici di importo basso
Si prevede un intervento sulla somma aggiuntiva (la cosiddetta “quattordicesima mensilità”) teso sia ad aumentare gli importi corrisposti, sia ad estendere la platea dei beneficiari di circa 1,2 milioni di pensionati. Ciò sarà realizzato sia attraverso un aumento dell’importo per gli attuali beneficiari (circa 2,1 milioni di pensionati con redditi fino a 1,5 volte il trattamento minimo annuo INPS), sia attraverso l’erogazione della quattordicesima anche ai pensionati con redditi fino a 2 volte il trattamento annuo minimo INPS (circa 1.000 euro mensili nel 2016) nella misura prevista oggi.
Il Governo e le OO.SS. concordano sull’obiettivo di adottare interventi di equità sociale e di sostegno alla flessibilità in uscita dal mercato del lavoro per i lavoratori con periodi contributivi in gestioni diverse, per i lavoratori precoci e per i lavori usuranti (punti 3, 4 e 5).
3) Cumulo gratuito dei periodi contributivi
Si conviene sull’obiettivo di consentire la possibilità di cumulare tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in gestioni pensionistiche diverse, ivi inclusi i periodi di riscatto della laurea, ai fini sia delle pensioni di vecchiaia sia di quelle anticipate. Tale possibilità potrà essere esercitata senza oneri da tutti gli iscritti presso due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi e degli iscritti alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, in modo che possano conseguire un’unica pensione, anche nelle ipotesi in cui sia stato già maturato un autonomo diritto alla pensione presso una singola gestione. L’assegno pensionistico sarà calcolato pro-rata con le regole di ciascuna gestione.
4) Lavoratori precoci
Si concorda sull’obiettivo di favorire le carriere lavorative lunghe e iniziate in età molto giovane dai cosiddetti lavoratori precoci (cioè, per tutti quelli con 12 mesi di contributi legati a lavoro effettivo anche non continuativo prima del compimento del diciannovesimo anno d’età). In particolare, si prevede un intervento diretto a:
eliminare le penalizzazioni sul trattamento pensionistico previste dall’articolo 24, comma 10, del D.L. 201/2011 in caso di accesso al pensionamento anticipato prima di 62 anni d’età;
per i lavoratori precoci (così come definiti sopra), consentire l’accesso alla pensione con 41 anni di contributi per disoccupati senza ammortizzatori sociali, persone in condizioni di salute che determinano una disabilità e lavoratori occupati in alcune attività particolarmente gravose.
Le categorie di lavoro gravoso di cui al precedente punto saranno individuate dopo un confronto tra governo e OO.SS. utilizzando tre criteri di massima: (i) l’attuale normativa che individua le attività usuranti e in particolare il decreto legislativo 67 del 2011; (ii) l’analisi delle mansioni per le quali, sulla base della normativa italiana e delle analisi scientifiche internazionali, si sono rivelati più alti i rischi di “stress lavoro correlato” (istituto previsto a livello europeo e recepito in Italia nel 2008); (iii) nei limiti della disponibilità dei dati, una verifica degli indici infortunistici e di malattie professionali in funzione del crescere dell’età anagrafica. La convergenza tra Governo e OO.SS. su questo punto resta ovviamente condizionata all’esito positivo di questo confronto.
5) Lavori usuranti
Si conviene sull’obiettivo di introdurre nuove e migliori condizioni di accesso al pensionamento per le lavoratrici e i lavoratori occupati in mansioni usuranti ai sensi del decreto legislativo 21 aprile 2011, n. 67. In particolare, si concorda di:
consentire l’anticipo del pensionamento di 12 o 18 mesi anche rispetto all’attuale normativa agevolata, attraverso l’eliminazione delle finestre di accesso previste dall’art. 24, comma 17bis del D.L. 201/2011;
prevedere che l’accesso al beneficio possa avvenire, a partire dal 2017, avendo svolto una o più attività lavorative usuranti, sia per un periodo di tempo ameno pari a sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, senza il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, sia avendo effettuato l’attività particolarmente usurante per un numero di anni almeno pari alla metà dell’intera vita lavorativa;
eliminare l’adeguamento dei requisiti alla speranza di vita a decorrere dal 2019;
valutare la fattibilità amministrativa di semplificazioni relative alla documentazione necessaria per la certificazione del diritto di accesso al beneficio.
Il Governo, a fronte dei vincoli di finanza pubblica che ostacolano soluzioni più ampie, intende comunque introdurre un meccanismo finanziario di mercato che introduca elementi di flessibilità nelle scelte individuali (punti 6 e 7).
6) Nuova forma di sostegno all’uscita flessibile dal mercato del lavoro – APE
Negli ultimi anni l’incremento dell’aspettativa di vita e le crescenti difficoltà occupazionali indotte dalla crisi economica hanno determinato condizioni nuove che si riflettono negativamente sul sistema previdenziale, facendo emergere una molteplicità di problemi che richiedono soluzioni diversificate. Il Governo intende prevedere strumenti diversificati di intervento che offrano una maggiore flessibilità per gestire l’uscita dal mercato del lavoro. Attualmente la flessibilità di uscita per le generazioni ora prossime al pensionamento (sistema retributivo e misto della riforma Dini) è prevista solo per le carriere lunghe con il canale del pensionamento anticipato. Canale che trova negli interventi indicati una sua maggiore efficacia ed equità (precoci, usuranti e cumulo). Ma a ciò si contrappone una sostanziale rigidità nell’uscita dal mercato del lavoro per coloro che, non avendo maturato carriere molto lunghe, possono accedere al solo pensionamento di vecchiaia.
Per questi motivi, le lavoratrici e i lavoratori con età anagrafica pari o superiore ai 63 anni e che maturano entro 3 anni e 7 mesi il diritto a una pensione di vecchiaia d’importo (certificato dall’INPS) non inferiore a un certo limite potranno accedere su base volontaria a un nuovo strumento finanziario, denominato Anticipo Pensionistico (APE). L’APE rappresenta un “flusso finanziario ponte” di ammontare commisurato alla pensione di vecchiaia attesa al raggiungimento dei requisiti anagrafici e certificata dall’INPS; flusso erogato fino alla maturazione degli ordinari requisiti pensionistici di età per la pensione di vecchiaia. Per l’APE è previsto un periodo di sperimentazione della durata di due anni.
APE volontaria
L’APE è richiesta presso l’INPS ed è finanziata da un prestito corrisposto da un istituto di credito. Contestualmente al prestito, il richiedente accende un’assicurazione contro il rischio di premorienza con una compagnia assicuratrice. L’APE è esente da imposte ed è erogata mensilmente per 12 mensilità. La restituzione del prestito (comprensiva degli interessi bancari e degli oneri relativi alla polizza assicurativa) avviene a partire della data di pensionamento con rate di ammortamento constanti per una durata di 20 anni. In caso di decesso del soggetto che ha avuto accesso all’APE, il capitale residuo sarà rimborsato dall’assicurazione con la quale è stata stipulata la polizza contro il rischio premorienza, e quindi non si rifletterà sulla eventuale pensione di reversibilità o sugli eredi. Il lavoratore o la lavoratrice interessati scelgono l’istituto di credito e la società assicuratrice fra quelli aderenti a un’apposita convenzione stipulata con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, nella quale saranno definite le condizioni standard di miglior favore.
APE agevolata
Ferma restando la non piena condivisione da parte delle OO.SS. sul meccanismo dell’APE, Governo e OO.SS. convengono sull’obiettivo, socialmente qualificato, di prevedere un’APE agevolata per alcune categorie, tramite la definizione di bonus fiscali aggiuntivi o di trasferimenti monetari diretti, volti a garantire un “reddito ponte” interamente a carico dello Stato per un ammontare prefissato (ferma restando la facoltà dell’individuo di richiedere una somma maggiore). Tale intervento agevolativo riguarderà alcune categorie di lavoratrici e lavoratori ritenuti in condizioni di maggior bisogno, sulla base di requisiti quali (a) lo stato di disoccupazione (e assenza di reddito), (b) la gravosità del lavoro (pesante o rischioso) per la quale la permanenza al lavoro in età più elevata aumenta il rischio di infortunio o di malattia professionale, (c) le condizioni di salute, (d) i carichi di lavoro di cura legato alla presenza di parenti di primo grado conviventi con disabilità grave.
Le categorie di cui alla lettera (b) e alla lettera (c), nonché l’ammontare prefissato del reddito ponte agevolato saranno individuate dopo un confronto tra governo e OO.SS., tra le altre cose utilizzando i criteri richiamati al punto 4 del presente verbale. La convergenza tra Governo e OO.SS. in merito all’APE agevolata sociale resta ovviamente condizionata all’esito positivo di questo confronto.
APE e imprese
Nel caso di accordo tra le parti, al fine di agevolare la scelta del lavoratore, il datore di lavoro può sostenere i costi dell’APE attraverso un versamento all’INPS di una contribuzione correlata alla retribuzione percepita prima della cessazione del rapporto di lavoro, in presenza di accordi collettivi anche attraverso appositi fondi bilaterali in essere o appositamente creati, in modo da produrre un aumento della pensione tale da compensare gli oneri relativi alla concessione dell’APE. Allo stesso fine, il Governo si impegna a definire interventi di agevolazione fiscale per favorire quote di contribuzione aggiuntiva non ordinaria da parte del datore di lavoro alla previdenza complementare, al fine di potenziare la rendita temporanea erogata dalla previdenza complementare o la pensione integrativa per compensare gli oneri dell’APE. Tali soluzioni permetteranno di rafforzare la strumentazione per governare i processi di turnover aziendali anche attraverso l’individuazione di opportune forme di bilateralità.
7) Uscite anticipate e flessibilità della previdenza complementare – RITA
Contestualmente, il Governo si impegna a realizzare un cambiamento normativo e fiscale della previdenza complementare per accrescere la flessibilità di utilizzo di tale strumento, al fine di adeguare le prestazioni della previdenza complementare anche alle necessità della gestione flessibile dell’uscita dal mercato del lavoro. In particolare, si definirà una modalità che consenta al lavoratore che ha maturato un montante in un fondo integrativo di attingere prima dell’età di pensionamento a tale montante, volontariamente e nella misura scelta, per poter usufruire di una rendita temporanea per il periodo che manca alla maturazione del diritto alla pensione (età del pensionamento di vecchiaia). Tale nuova opportunità (denominata “Rendita Integrativa Temporanea Anticipata”, RITA) sarà agevolata fiscalmente con una tassazione inferiore a quella attualmente prevista per le anticipazioni, e pari a quella prevista sulla pensione complementare erogata in rendita. Il Governo si impegna altresì a definire strumenti di incentivazione fiscale finalizzati ad agevolare l’utilizzo volontario del TFR accantonato presso l’impresa o di contributi aggiuntivi per accedere alle prestazione anticipate di previdenza complementare.
FASE II
Il Governo e le OO.SS. si impegnano a proseguire il confronto per la definizione di ulteriori misure di riforma del sistema di calcolo contributivo, per renderlo più equo e flessibile, per affrontare il tema dell’adeguatezza delle pensioni dei giovani lavoratori con redditi bassi e discontinui, per favorire lo sviluppo del risparmio nella previdenza integrativa, mantenendo la sostenibilità finanziaria e il corretto rapporto tra generazioni insiti nel metodo contributivo (punti 8 e 9).
8) Interventi di riforma all’interno del sistema contributivo
In particolare, il confronto si svilupperà sui seguenti temi:
- in vista di un possibile intervento di riduzione strutturale del cuneo contributivo sul lavoro stabile al termine della fase attuale di esoneri temporanei, valutare l’introduzione di una pensione contributiva di garanzia, legata agli anni di contributi e all’età di uscita, al fine di garantire l’adeguatezza delle pensioni medio-basse;
- interventi sulla previdenza complementare, volti a rilanciarne le adesioni, a favorire gli investimenti dei fondi pensione nell’economia reale e a parificare la tassazione sulle prestazioni di previdenza complementare dei dipendenti pubblici al livello di quella dei privati;
- favorire una maggiore flessibilità in uscita all’interno del sistema contributivo, anche con una revisione del requisito del livello minimo di importo (2,8 volte l’assegno sociale) per l’accesso alla pensione anticipata;
valorizzare e tutelare il lavoro di cura a fini previdenziali; - nell’ambito del necessario rapporto tra demografia e previdenza e mantenendo l’adeguamento alla speranza di vita, valutare la possibilità di differenziare o superare le attuali forme di adeguamento per alcune categorie di lavoratrici e lavoratori in modo da tenere conto delle diversità nelle speranze di vita (si vedano le raccomandazioni del rapporto OCSE, Fragmentation of retirement markets due to differences in life expectancy, 2016);
- approfondire lo studio della separazione fra previdenza e assistenza a fini statistici e per la corretta comparazione della spesa previdenziale a livello internazionale.
9) Perequazione dei trattamenti pensionistici
Il Governo si impegna sin d’ora, dopo il termine previsto dell’attuale meccanismo di rivalutazione dei trattamenti pensionistici per “fasce di importo”, a introdurre un sistema di perequazione basato sugli “scaglioni di importo”, confermando a partire dal 2019 il ritorno al meccanismo già previsto dalla legge 388/2000. Si impegna inoltre a valutare la possibilità di utilizzare un diverso indice per la rivalutazione delle pensioni, maggiormente rappresentativo della struttura dei consumi dei pensionati, e a valutare la possibilità di recuperare parte della mancata indicizzazione ai fini della rivalutazione una tantum del montante nel 2019.
Jobs Act, governo vara la stretta sui voucher: obbligo di comunicazione preventiva per i datori di lavoro
Arrivano la stretta sui voucher e l’estensione degli ammortizzatori sociali per i lavoratori delle aree di crisi industriale complessa. Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto correttivo del Jobs act, dando l’ok definitivo alla tracciabilità dei cosiddetti “buoni lavoro” destinati al pagamento delle prestazioni di lavoro accessorio (utilizzati in diversi settori, dal turismo all’agricoltura), del valore nominale di 10 euro. Per le aree di crisi complessa, viene invece prevista la possibilità di accordare 12 mesi in più di cassa integrazione straordinaria.
L’utilizzo dei voucher, nati per le prestazioni di lavoro saltuarie o accessorie, è andato crescendo continuamente negli ultimi due anni, raggiungendo dimensioni quasi patologiche. I sindacati ne denunciano da tempo un uso distorto che spesso nasconde forme di sfruttamento e di lavoro nero. Ora il decreto approvato dal Consiglio dei ministri fissa l’obbligo per il datore di lavoro di comunicare all’Ispettorato del lavoro, mediante sms o posta elettronica, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione di lavoro accessorio, almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione stessa.
La disciplina è modificata per l’agricoltura: in questo settore, i committenti sono tenuti a comunicare, nello stesso termine e con le stesse modalità, i dati anagrafici o il codice fiscale del lavoratore, il luogo e la durata della prestazione di lavoro accessorio con riferimento a un arco temporale non superiore a 3 giorni (non più a 7 giorni, come inizialmente previsto nello schema del decreto correttivo approvato in via preliminare a giugno).
per info http://www.cisl.it/
di Massimo Castellani, Segretario Generale Cisl Verona
La quarta rivoluzione industriale. La prima era rappresentata dalle macchine azionate dalla forza vapore, la seconda dalle catene di montaggio e del motore a scoppio, la terza con l’avvento di internet e la quarta, nascente, dall’era digitale.
Al Veneto, a Verona e alle sue università il Governo ha riconosciuto un ruolo importante, fondamentale per la ricerca e lo sviluppo dell’innovazione. Il nord est già e non più locomotiva del paese. Il nord est dove il piccolo era bello e ora non più. Il nord est dove i ragazzi abbandonavano la scuola a 15 anni per andare al lavoro in fabbrica.
Il Nord Est, e quindi Verona, è chiamato a cambiare pelle. Il piccolo per la ricerca e gli investimenti innovativi non solo non è più bello ma è stato spazzato via dal forte vento della crisi. Il piccolo è ancora bello se si aggrega con altri piccoli creando filiere in grado di competere nel mercato globale.
Per l’innovazione e per la ricerca servono elevate professionalità frutto di studio e ricerche accademiche. Serve continuità perché ciò che pensato per l’oggi potrebbe essere già superato domani. L’accelerazione dell’innovazione non permette frenate o galleggiare su posizioni acquisite.
La notizia di questi giorni dell’aggregazione degli atenei veneti di Padova, Venezia, IUAV e Verona in un polo di ricerca, Vega di Marghera, fa sperare fiduciosi ad un proficuo avvio di un ulteriore strumento indispensabile rappresentato dall’intersecarsi del mondo accademico con quello produttivo. Non solo quindi alternanza scuola lavoro ma ricerca e lavoro in un rapporto stretto finalizzato allo sviluppo innovativo della produzione, dei prodotti, della logistica e delle reti di vendita perché, come insegnava Olivetti : è inutile fare ottimi prodotti se poi non li facciamo conoscere e li sappiamo vendere.
Industria 4.0 è digitalizzazione, è robotica, è governo dei processi produttivi a distanza con strumenti digitali. Come sempre i cambiamenti spaventano. Si eccepisce che un’eccessiva robotizzazione e digitalizzazione ridurranno drasticamente la mano d’opera. Direi che siamo alle solite, all’inizio del secolo scorso i braccianti scioperavano contro l’utilizzo dei primi trattori nelle campagne. Per fortuna in fretta si è capito che per produrre trattori servivano altri operai e latro tipo di professionalità.
Due riflessioni, la prima: non è possibile pensare di avviare un processo di trasformazione produttività di questa portata, industria 4.0, senza il coinvolgimento partecipe e responsabile dei lavoratori. L’industria di ieri, di oggi e quella di domani sarà fatta di persone e più elevato è l’apporto cognitivo che a queste viene richiesto nella partecipazione dei processi produttivi e più elevato dovrà essere il grado di coinvolgimento professionale ed emozionale. Tutti dovremo essere partecipi e consapevoli che quanto stiamo vivendo è “epocale”.
La secondo riflessione attiene all’altra parte del mondo del lavoro, gli invisibili. Coloro i quali, come all’inizio del ‘900 continuano a sottostare a regimi di caporalato o peggio di schiavismo. Pagati alcuni euro all’ora senza assicurazioni sociali. Non pensiamo solo alle campagne del sud Italia, pensiamo anche alle nostre realtà locali dove gli elementari diritti sono fermi da oltre mezzo secolo e non pensiamo che siano casi isolati. Sono numerosi, purtroppo invisibili solo perché in molti non li vogliono vedere.
Con questo strabismo, industria 4.0 e caporalato dobbiamo fare i conti per non agganciarci alla locomotiva dell’alta velocità avendo sempre con noi ancora situazioni riconducibili alle filande di fine ‘800 dove i bambini lavoravano perché le loro piccole dita gli permettevano di essere più veloci e soprattutto venivano pagati poco.
Dopo l’ennesima morte sul lavoro, la Fim Cisl, assieme alle altre sigle sindacali, proclama un’ora di sciopero nazionale per mercoledì 21 settembre.
Basta morti sul lavoro
Impegno più forte per la sicurezza
Mercoledì 21 settembre 2016 sciopero nazionale di un’ora di tutti i metalmeccanici
Tre lavoratori morti sul lavoro in pochi giorni.
Dall’inizio dell’anno 500 lavoratori sono morti mentre lavoravano, un dato inaccettabile che rappresenta una situazione drammatica. Queste morti non sono mai la conseguenza della fatalità ma della mancanza di rispetto delle imprese per le procedure e le regole di sicurezza. Questa realtà mostra drammaticamente l’inadeguatezza dei sistemi di prevenzione e delle misure tali da assicurare effettive garanzie per l’incolumità e la sicurezza dei lavoratori. Questa realtà è la conseguenza di comportamenti che mettono in secondo piano le condizioni di lavoro e sottovalutano la necessità della prevenzione. I subappalti e la precarietà lavorativa peggiorano le condizioni di lavoro e aumentano le pressioni sui singoli lavoratori.
- Il diritto alla vita di un lavoratore è un bene assoluto che nessuno può cancellare.
- La vita delle persone, il lavoro e le condizioni in cui si svolge, non possono essere subordinate all’interesse economico e al profitto.
- Va contrastato qualsiasi peggioramento delle norme sulla sicurezza.
- Va rilanciato con forza l’azione contrattuale ad ogni livello sulla salute e la sicurezza.
- Va costruita in tutti i luoghi di lavoro una cultura diffusa e profonda della prevenzione e della sicurezza.
FIM, FIOM, UILM RICONFERMANO IL MASSIMO IMPEGNO E DETERMINAZIONE PER GARANTIRE UN
LAVORO SICURO, DIRITTI E DIGNITÀ DELLA PERSONA IN TUTTI I LUOGHI DI LAVORO.
Le modalità dello sciopero e delle assemblee saranno indicate dalle strutture territoriali FIM, FIOM, UILM e/o dalle RSU
in assenza di indicazioni lo sciopero è proclamato per l’ultima ora di ogni turno.
“La morte di un giovane operaio all’Ilva di Taranto è un fatto grave che ci addolora molto e che ripropone in maniera drammatica il tema della sicurezza sul lavoro nelle fabbriche italiane”. E’ quanto dichiara la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan sull’incidente mortale sul lavoro che si è verificato all’Ilva di Taranto.
“Quando muore un operaio sul proprio posto di lavoro è una sconfitta per tutto il paese – prosegue – Siamo vicini alla famiglia di Giacomo colpita da questa tragedia terribile ed agli operai dell’Ilva di Taranto. Il sindacato e la Cisl non faranno sconti a nessuno sul tema della sicurezza, della prevenzione e delle condizioni di lavoro degli operai all’Ilva ed in tutti gli stabilimenti italiani”.
“Non si può e non si deve morire di lavoro – conclude Furlan – Lo diciamo con grande forza al Governo, a tutte le istituzioni, alle aziende ed alle autorità giudiziarie che dovranno fare chiarezza e giustizia su questa ennesima tragedia che, non ci rassegneremo mai a dirlo, si poteva e si doveva evitare”.
Lettera unitaria Cgil, Cisl e Uil
E’ in corso da alcuni mesi una discussione su quale assetto dare alla sanità della Regione Veneto.
L’obiettivo di ridurre la spesa non può e non deve prescindere dalla necessità di non ridurre i servizi alle cittadine ed ai cittadini e di offrire loro un servizio socio sanitario efficiente, che risponda ai diversi bisogni espressi e, soprattutto, che sia uniforme nelle prestazioni rese.
Per questo motivo non condividiamo la scelta relativa alla provincia di Verona di un’unica Ulss provinciale, che dovrebbe servire una popolazione di quasi un milione di abitanti distribuiti su un territorio di poco meno di 3100 kmq, che si estende dal lago di Garda alla pianura veronese e dalla Lessinia al mantovano.
E’ forte la preoccupazione che una tale scelta organizzativa penalizzi gli abitanti della provincia veronese ed in particolar modo quelli più lontani dalla città.
Riteniamo urgente la piena realizzazione degli obiettivi indicati dal Piano Socio Sanitario Regionale 2012/2016, in particolare l’attivazione delle strutture intermedie previste ed il rafforzamento di un’assistenza territoriale capillare ed omogenea.
Considerato che, arrivati ormai alla scadenza del PSSR, le attuali 3 Ulss non sono riuscite a realizzare il previsto modello di assistenza continua e capillare, rispondente ai bisogni di salute dei cittadini il più possibile vicino al loro luogo di vita, dubitiamo potrà essere maggiormente efficiente ed efficace un’unica mega azienda sanitaria.
Qualsiasi scelta organizzativa deve essere ispirata da criteri che garantiscano il diritto alla salute dei cittadini e delle cittadine e, quindi, la disponibilità e l’accessibilità ai servizi socio sanitari, in modo omogeneo sia che risiedano in centro città, in montagna o ai confini della pianura veronese.
Verona 15 settembre 2016
Michele Corso, Cgil Verona – Massimo Castellani, Cisl Verona – Lucia Perina, Uil Verona
Accordo tra Cgil Cisl Uil e Confindustria: “Proposte per le Politiche del Lavoro”
Il 1° settembre 2016 è stata raggiunta un’intesa con Confindustria in materia di politiche del lavoro. L’accordo è frutto di un confronto avviato da alcune settimane da Cgil Cisl Uil con Confindustria che proseguirà nei prossimi giorni sugli altri temi fissati nel primo incontro tra il Presidente Boccia ed i Segretari Generali di Cgil-Cisl-Uil.
Nello specifico, l’intesa intende, in primo luogo, rivolgere al Governo la richiesta di un potenziamento degli strumenti di sostegno, a fronte del perdurare della situazione di crisi aziendali e di aree e di una riforma del mercato del lavoro che ha visto ridurre la possibilità del ricorso ai tradizionali ammortizzatori.
L’obiettivo è di sollecitare il Governo al completamento ed il pieno dispiegamento delle politiche attive del lavoro, in rapporto alle quali ridefinire le stesse funzioni delle politiche passive, nei processi di crisi e di riorganizzazione industriale. A questo proposito e’ stato chiesto all’Esecutivo un sollecito confronto sui temi proposti.
Al tempo stesso, si è inteso rilanciare la funzione delle parti sociali, attraverso il ruolo contrattuale, nel governo delle crisi, per favorire la crescita e lo sviluppo dell’occupazione. Infatti, le misure proposte prevedono in tutti i casi l’intesa sindacale sui programmi di gestione delle crisi e di ricollocazione occupazionale. Nei prossimi giorni vi daremo conto del proseguimento dei confronti in agenda con Confindustria, nonché del l’esito dei confronti aperti con le alte associazioni datoriali sulla proposta unitaria in materia di nuovo sistema di relazioni.