Il disegno di legge di Bilancio introduce due assolute novità: l’Ape e la Rita. La flessibilità in uscita non sembra più un miraggio.
Per quanto riguarda l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, il disegno di legge di Bilancio introduce la possibilità (in via sperimentale) di anticipare di tre anni e sette mesi il pensionamento rispetto al requisito della pensione di vecchiaia
- l’Ape (anticipo pensionistico)
- la Rita (Rendita Integrativa Pensionistica Anticipata)
Altra novità: eliminate le penalizzazioni previste per la pensione anticipata
L’Ape
L’Ape sarà articolata in tre versioni: social, volontaria, aziendale. La prima è gratuita, le altre due comporteranno dei costi rispettivamente a carico del lavoratore e dell’azienda.
Il primo passaggio in Parlamento non ha comportato novità sostanziali rispetto allo schema iniziale (di cui abbiamo parlato qui). È stata però prevista l’impossibilità di cumulare la versione “social” con redditi da lavoro autonomo oltre 4.800 euro e da lavoro dipendente oltre 8.000 (inizialmente, la soglia era 8.000 euro in entrambi i casi).
La Rita
La Rita, invece, è riservata a coloro che abbiano aderito ad un fondo pensione; consentirà, infatti, di anticipare la pensione attingendo (in tutto o in parte) al capitale accumulato in un fondo pensione integrativo, ovviando, così, all’attivazione di un prestito bancario per finanziare l’uscita anticipata (e i relativi oneri).
Le cifre liquidate dal fondo pensione per “autofinanziare” la flessibilità in uscita, beneficeranno della tassazione agevolata (sulla parte versata dal 2007 in poi), come per qualsiasi altra prestazione previdenziale.
Il fondo pensione diventa così uno strumento attraverso cui progettare, in totale autonomia, l’uscita dal mondo del lavoro più adatta alle singole esigenze.
Precoci e pensione anticipata
Nel disegno di legge di bilancio, rientra il provvedimento per i lavoratori precoci: chi ha versato almeno 12 mesi di contributi prima dei 19 anni di età potrà accedere alla pensione anticipata con 41 anni di contributi invece di 42 anni e 10 mesi (un anno in meno per le donne). Questa agevolazione è riservata a chi si trova nelle stesse condizioni personali previste per l’Ape “social”.
Vengono inoltre eliminate le penalizzazioni economiche (introdotte dalla Riforma Fornero e, poi, sospese fino al 2017) se si maturano i requisiti per accedere alla pensione anticipata prima di aver compiuto i 62 anni d’età.
(Fonte: Solidarietà Veneto)
Quanto costano i fondi pensione?
A questa domanda ha risposto la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione nella Relazione annuale presentata lo scorso giugno. I dati evidenziati sono estremamente interessanti; vediamoli.
I costi hanno un impatto sulla posizione maturata dall’iscritto nel proprio fondo pensione; è quindi opportuno dedicarvi particolare attenzione. Lo dimostra l’esempio citato dalla COVIP: «ipotizzando che su un periodo di 35 anni la pensione complementare che si può ottenere aderendo a un fondo negoziale sia pari a 5.000 euro all’anno, i costi medi più elevati dei fondi aperti e delle polizze assicurative previdenziali (PIP) si traducono, a parità di altre condizioni, in una prestazione finale assai inferiore e, rispettivamente, pari a circa 4.200 e 3.900 euro».
Ora, un paio di domande sorgono spontanee: Come si misura il costo di un fondo pensione e da cosa dipende tale costo? Come si effettua un confronto tra due o più fondi?
Di seguito rispondiamo a questi dubbi, individuando quali strategie adottare per scoprire, interpretare e confrontare i costi di un fondo pensione.
Il dato che esprime, sinteticamente, l’impatto dei costi di un fondo pensione è l’Indicatore Sintetico dei Costi (più comunemente conosciuto come ISC).
Nella costruzione dell’ISC, vengono presi in considerazione tutti i costi applicati, con esclusione dei costi relativi a eventuali commissioni di incentivo e a commissioni di negoziazione nonché di quelli collegati a eventi o situazioni non prevedibili a priori (ad esempio, le spese legali e giudiziarie).
La Commissione, al fine di sterilizzare effetti distorsivi determinati dalla disciplina fiscale, ha inoltre escluso dal computo anche gli oneri fiscali sui rendimenti. L’indicatore è riportato nella nota informativa di ciascuna forma pensionistica; la COVIP, inoltre, pubblica sul proprio l’elenco aggiornato con i valori dell’ISC di tutti i fondi pensione italiani. L’ISC è calcolato da tutte le forme di previdenza complementare in base a quanto abbiamo visto in precedenza; in questo modo, ogni aderente può agevolmente confrontare le diverse offerte presenti sul mercato.
In termini generali, ricorda sempre la COVIP, l’ISC dipende:
- dall’orizzonte temporale di riferimento (valori più bassi si osservano man mano che aumentano gli anni di partecipazione in quanto si riduce l’incidenza delle spese fisse iniziali);
- dalla linea di investimento cui si riferisce (valori più alti si rilevano all’aumentare del contenuto azionario della linea o in presenza di garanzie di risultato).
«Confrontando l’onerosità delle diverse forme pensionistiche – scrive la Commissione nella sua Relazione annuale 2015 – i fondi pensione negoziali si confermano particolarmente competitivi: l’ISC medio si attesta all’1,1% su 2 anni di partecipazione per scendere allo 0,3% su 35 anni. Sui medesimi orizzonti temporali, l’ISC passa dal 2,3 all’1,2% nei fondi aperti e dal 3,8 all’1,8% nelle polizze assicurative previdenziali (PIP)».
In conclusione, un’attenta valutazione dei costi applicati (sia diretti che indiretti) è un passaggio da non sottovalutare; può realmente fare la differenza sulla pensione complementare che percepirai dal fondo pensione con impatti decisivi sul tuo futuro previdenziale e non solo.
Prima di scegliere un fondo pensione, considera tutti gli aspetti che abbiamo evidenziato in precedenza, valuta il livello di servizio offerto e quindi scegli la soluzione più adatta a te.
Per informazioni visita il sito di Solidarietà Veneto
Arriva la busta: «Non mi aspettavo questi dati»
Luca, 39 anni, operaio di un’azienda alimentare del veneziano ci parla della sua esperienza: «Io faccio il manutentore meccanico, mi infilo ogni giorno nelle macchine, lavorare fino a 70 anni è impensabile».
Sta cominciando ad arrivare anche in Veneto la tanto attesa (o temuta?) “busta arancione”, con l’indicazione della data in cui potrà smettere di lavorare e l’importo della pensione che verrà erogata.
Qui sotto vediamo la stima che l’Inps ha inviato a Luca, operaio in un’azienda alimentare in provincia di Venezia. Lo abbiamo incontrato, per capire cosa pensa.
Luca, qual è stata la prima impressione quando hai aperto la busta?
«La prima impressione è stata che la pensione pubblica futura fosse molto alta rispetto alle mie aspettative. Oltre il 90%! Ma poi ho capito che non erano dati reali».
Perché?
«Mi sono informato prima di ricevere la busta e, anche leggendo le note riportate sotto la tabella, ho trovato la conferma che il calcolo dell’importo della pensione si basa su un incremento del PIL dell’1,5% all’anno. Una condizione che non credo si verificherà facilmente, almeno nei prossimi anni».
Oltre all’importo, nella busta è indicate l’età di pensionamento. Ti aspettavi queste date?
«Sinceramente no. Io ho iniziato a lavorare a 21 anni e nella busta mi dicono aspettare fino a 70 anni per andare in pensione, con 51 anni di contributi versati. Io faccio il manutentore meccanico, mi infilo ogni giorno nelle macchine, lavorare fino a quell’età è impensabile. Ma anche l’età prevista per la pensione anticipata (67 anni) è impossibile. In lavori come il mio senti la fatica; già adesso ho qualche acciacco, non voglio immaginare fra qualche anno. E poi io ho una convinzione».
Quale?
«Secondo me, da un certo punto di vista, mettere di fronte i lavoratori a date di pensionamento così lontane è un atto che serve per giustificare l’introduzione di altre forme di penalizzazione e di ulteriore riduzione dell’importo delle pensioni».
Cosa vorresti che succedesse?
«Io onestamente non lo so. Sento parlare di flessibilità e spero davvero che la introducano in qualche forma, per permetterci di uscire prima dal lavoro, anche con una penale. Per coprire queste penalizzazioni, avere il fondo pensione può essere fondamentale. Anche se non la pensavo così all’inizio».
Cosa intendi?
«Nel 2000, quando mi sono iscritto, non ero totalmente convinto della bontà della mia scelta perché non sapevo cosa sarebbe successo. Poi, negli anni, potendo vedere come funziona ho capito la sua utilità. Avere un fondo pensione, per me, adesso è essenziale».
I tuoi colleghi hanno ricevuto la busta? Come hanno reagito?
«In azienda, per fortuna, siamo molto informati, anche grazie alla presenza periodica del fondo. Per questo i miei colleghi hanno reagito come me, con consapevolezza. Anzi, certi l’hanno strappata e buttata via, perché erano già preparati a quello che andavano incontro. Non so come potrebbero reagire lavoratori che lavorano in azienda dove non c’è informazione».
Che consigli daresti a chi ha ricevuto o riceverà la busta arancione?
«Leggetela, non buttatela via. È comunque un’indicazione utile. Poi è importante informarsi; se non c’è la possibilità di farlo in azienda, andate a cercare informazioni nei punti più vicini a voi. Io mi sono informato prima, anche per mia cultura personale. Fidarsi ciecamente di ciò che c’è scritto nella busta è pericoloso».
L’invio delle buste è iniziato da poco, ma si registrano già le prime, importanti, reazioni: i parametri della stima, il tipo di lavoro, la flessibilità.
Ricordiamo che, per qualsiasi informazione, è possibile rivolgersi presso http://www.solidarietaveneto.it/
Ti aspettiamo.
Per ricevere informazioni sui requisiti relativi alla proroga dell’Opzione donna 2016, le dipendenti del pubblico impiego, iscritte alla Cisl Fp di Verona, possono prendere un appuntamento chiamando il n. 045 8096996.
Per poter cessare con l’opzione donna, infatti, è necessario aver acquisito, entro il 31/12/2016, due requisiti:
- 58 di età e 3 mesi al 31/12/2016
- 36 anni di contributi al 31/12/2016
Nota importante:
Alle lavoratrici che intendono usufruire di questa deroga, verrà applicato il calcolo con il metodo contributivo puro. Optare per tale sistema, comporta una forte penalizzazione per il calcolo della pensione.
Per i part time è opportuno calcolare l’importo della pensione prima di cessare.
Manca l’autorizzazione a superare il vincolo di spesa per gli invii postali dell’INPS. Boeri: «Buste arancioni? Ne invieremo solo 150mila entro Natale».
Non ci sono i soldi per i francobolli, niente busta arancione. E l’attesa continua.
Il presidente INPS, Tito Boeri, ha annunciato: «ne manderemo solo una piccola parte, ne spediremo circa 150mila, entro Natale, perché non ci è stata data l’autorizzazione dai ministeri per superare il vincolo di spesa, quella per le spedizioni è contingentata».
Auspicando poi che «in legge di Stabilità possa essere sbloccata la spesa», così «da inviare il grosso delle buste arancioni» subito dopo.
«È da aprile che abbiamo chiesto al governo l’autorizzazione di poter superare il vincolo di spesa per poter inviare a casa anche a chi non ha il pin la busta arancione», aveva detto sempre Boeri qualche giorno fa mettendo, forse, le mani avanti.
La spedizione, infatti, si sarebbe potuta finanziare «senza oneri aggiuntivi per lo Stato ma attraverso altri capitoli di spesa del nostro bilancio».
Ma non è andata così; «è un vero peccato perché sarebbe stato molto importante per noi farlo quest’anno», ha concluso il numero uno dell’Istituto di previdenza.
La via più facile per stimare oggi la pensione futura rimane quella on-line. Chi si è registrato al sito www.inps.it e ha ricevuto a casa la busta che contiene le 8 cifre che compongono il pin di 16 caratteri, può accedere liberamente alla simulazione e, volendo, personalizzarne alcuni parametri.