Quale Europa?


Giorgio Anselmi – direttore de L’Unità Europea, il mensile del Movimento Federalista Europeo – è stato relatore di recente all’Esecutivo della Cisl di Verona sostenendo nel suo intervento che l’unica via d’uscita sia affidare all’Europa il compito di promuovere la crescita, dotandola dei mezzi necessari: in primis di un Tesoro europeo, in grado di raccogliere risorse attraverso tasse europee e ricorrere agli Eurobonds. Convinto che un governo di emergenza per far fronte a un’esigenza di risanamento della finanza pubblica italiana, sia una falsa alternativa, Anselmi afferma la necessità di un governo di responsabilità nazionale.

“Il risanamento è la condizione per riacquistare voce in Europa e per contribuire da protagonisti a costruire la nuova architettura istituzionale europea.” Propone in uno slogan una soluzione per l’Europa: “gli Stati Uniti d’Europa, progetto politico inteso come nuovo modello di statualità federale”.

Ma servono due precisazioni. Innanzi tutto l’unificazione europea è nata come un processo graduale, non come un trasferimento di sovranità dagli Stati nazionali all’Europa con una decisione unica e irrevocabile. Ha prevalso il metodo funzionalistico: se è partiti dal carbone e dall’acciaio e si è arrivati alla moneta. Nello stesso tempo i Paesi membri sono aumentati da 6 a 27, il che ha complicato non poco le cose. In secondo luogo, noi ci rendiamo conto oggi che la Federazione europea sarà ben diversa dagli Usa, perché è impensabile che nazioni con un peso ed una storia come la Francia, la Germania o l’Italia finiscano per essere ridotte al ruolo del Colorado, dell’Arizona o della stessa California. Insomma, in Europa stiamo costruendo un nuovo modello di statualità federale, che potrà essere poi proposto al mondo intero.

L’euro è una moneta senza Stato. I federalisti europei, pur consapevoli di questa contraddizione, si sono battuti per la moneta unica, che considerano la loro più importante vittoria dopo l’elezione diretta del Parlamento europeo. Non ignoravano però che prima o poi il nodo andava sciolto. Oggi è arrivato quel momento. Come si è visto in questi tre anni, i governi nazionali le provano tutte per evitare di bere l’amaro calice della rinuncia ad un’altra bella quota di sovranità nazionale. Ma invece di risolvere la crisi, come ci promettono ad ogni vertice, finiscono per aggravarla.

A livello mondiale, fallito il sogno americano di imporre un ordine al mondo, è già nato un sistema multipolare. Questo è il significato profondo del passaggio da G8 al G20. In questa fase è inevitabile che siano i governi dei paesi più importanti a costituire una specie di direttorio mondiale.


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