Privatizzazione del Catullo


Come spesso accade, ogni proposta trova consensi o opposizioni, spesso immotivati, ma generati da spirito di appartenenza o convenienza. In questi giorni il dibattito veronese è incentrato sull’opportunità o meno di aprire a soci privati l’acquisizione di quote di capitale della società scaligera che gestisce l’aeroporto Catullo. Io non sono tra coloro che ritengono il privato funzionare in assoluto meglio del pubblico e nemmeno tra quelli che vorrebbero una maggiore presenza dello Stato nei servizi. Ma sono convinto che, come in tutte le cose serva una via di mezzo, una giusta misura. Alcune attività, definite essenziali, devono assolutamente e per forza essere pubbliche se pur in concorrenza con altre private. In altri servizi, come per esempio l’aeroporto, ritengo opportuno un capitale misto, pubblico e privato. Pubblico per garantire che il ruolo dello scalo sia in linea con le esigenze delle linee programmatiche territoriali determinate dalla politica. Privato perché abbia risorse da investire con una maggiore attenzione al business.

Inoltre, credo che sia necessaria una maggiore condivisione dei progetti e delle responsabilità, cosa che si ottiene coinvolgendo i dipendenti dell’aeroporto nell’ambito di un consiglio di vigilanza con parere obbligatorio sulle decisioni che dovranno essere assunte dal Cda. La proposta fatta dal Presidente Bolla, in occasione dell’assemblea di Confindustria, credo debba vedere la partecipazione di tutte le parti sociali ad un tavolo, al quale si sieda con l’apertura mentale sufficiente per rivedere le proprie posizioni.

Non è tempo di prese di posizioni rigide dettate spesso solo ed esclusivamente dall’appartenenza politica.


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