Jobs Act: aumentano i lavoratori di serie B


In un contesto sociale – economico ancora instabile dove continua ad aumentare lo “spread della diseguaglianza sociale”, dovuta anche alla precarietà dei rapporti di lavoro, il decreto Legge n° 34/14 non va nella direzione di recupero di questo disagio. Di fatto aumenteranno i lavoratori di serie B, cioè coloro che vivono nella precarietà lavorativa. L’intervento sui Contratti a Termine consegna alle aziende un pericoloso strumento di ricatto verso i lavoratori. Infatti, il datore di lavoro, all’insaputa del dipendente, può pianificare un rapporto di lavoro di 36 mesi, ma comunicarlo al lavoratore di proroga in proroga. Essendo 8 le proroghe, solo ogni 4-5 mesi la persona potrà sapere se continua il suo contratto di lavoro. Con quale motivazione il dipendente andrà al lavoro se non saprà se dopo i 4 mesi sarà ancora su quel posto di lavoro o se starà vivendo gli ultimi giorni di impiego? In questa situazione il lavoratore potrà pensare, ad esempio, di costruirsi l’indispensabile Pensione Integrativa e di aderire all’Assistenza Integrativa se si sentirà perennemente in una situazione di precarietà?

Si dirà, per lo meno chi ha un Contratto a Termine ha tutelata la malattia, gli infortuni e matura i contributi pensionistici. Vero. Ma ci domandiamo, il livello del benessere lavorativo si migliora facendo crescere le tutele dei lavoratori di serie C (co.co.pro., partite Iva, ecc. ) o retrocedendo i lavoratori in serie B? Questo primo intervento del governo Renzi del progetto dell’Jobs Act va nella direzione di aumentare lo “spread della diseguaglianze delle tutele lavorative”.

Se l’intento del progetto del Jobs Act è favorire “il rilancio dell’occupazione “ non lo si ottiene attraverso la “semplificazione degli adempimenti a carico delle imprese” che di fatto indebliscono le tutele dei lavoratori, ma rilanciando l’economia per creare nuovi posti di lavoro. Intervenendo URGENTEMENTE sulle banche che devono liberare i lacci del credito finanziando progetti imprenditoriali di investimento. Sostenere nel contempo, con sgravi fiscali, le aziende che rinvestono gli utili nell’innovazione. Vincolando i sostegni fiscali ad aumenti occupazionali e a progetti d industrializzazione di prodotti destinati all’esportazione. Migliorata la Bilancia dei pagamenti, aumentando l’export, si rafforzano le reddività aziendali e con esse la possibilità di ridistribuire le maggior ricchezze sulle assunzioni (aumento della Domanda di Lavoro) e sulle retribuzioni, le quali possono alimentare i consumi e quindi il mercato interno. Poi, se necessario, si potrà intervenire sulla disciplina del mercato del lavoro. Il governo Renzi sta attuando una politica economica opposta, parte, come tutti i governi che lo hanno preceduto, dal mercato del lavoro. Così facendo si dividono i lavoratori, si aumentano i precari e non si anima la speranza di un futuro lavorativo.


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