Con la riforma del lavoro così cambiano i contratti atipici


OCCUPAZIONE. A Verona gli interessati sono circa quattromila interinali e novemila parasubordinati. Ecco le novità

Nonostante la crisi si continua a ricorrere all’impiego del lavoratore somministrato e sempre più verso diplomati e laureati, donne e immigrati

L’Arena 08/07/2012

Un mercato del lavoro che dia nuovo respiro alla flessibilità, tuteli il lavoratore, più che il posto di lavoro, e crei nuovi ammortizzatori sociali. Partita con i più nobili intenti, la riforma del lavoro approvata il 27 giugno, si rivela già come una legge dai toni chiaroscuri, in cui i chiari, almeno secondo il sindacato Felsa Cisl sembrano prevalere: dall’aggravio di contributi previsto per le imprese nei contratti a termine e la riduzione degli intervalli tra un contratto e l’altro, al termine di 6 mesi quale durata minima dell’apprendistato, al sistema di ammortizzatori esteso anche ad apprendisti e artisti dipendenti, «all’importante novità per i co.co.pro» ricorda Emiliano Galati, segretario provinciale Felsa Cisl «della presunzione di subordinazione qualora l’attività del collaboratore sia analoga a quella svolta dai dipendenti». INTERINALI. Le ricadute su Verona riguarderanno dunque tutti i lavoratori atipici caratterizzanti il nostro tessuto, tra cui gli interinali. «La nuova norma per cui dal 1 gennaio 2013 nelle aziende che occupano almeno dieci dipendenti il rapporto tra lavoratori qualificati e apprendisti passerà da 1:1 a 3:2 infatti coinvolgerà anche loro» osserva Galati, ancor più dopo l’incremento del 5% registrato nel primo trimestre 2012. «Sono 4.087 infatti i lavoratori che a oggi hanno svolto almeno una missione di lavoro interinale». A crescere, però, è solo la componente maschile (+10% circa su base annua) a fronte di una riduzione della componente femminile del 2%. Anche se «quasi metà del mondo somministrato veronese è donna (44%) e un quarto sono immigrati (25%)». L’analisi settoriale mostra una crescita dell’occupazione interinale (in termini di unità lavorative a tempo pieno) nell’industria manifatturiera, ma la ripresa appare trainata dal settore metalmeccanico e dei mezzi di trasporto. A fare numero, i lavoratori con almeno 40 anni «che crescono con tassi superiori alla media compresi fra l’8 e il 14%». I settori più coperti sono informatica e servizi alle imprese con oltre 782 addetti, industria dei metalli con 450 e comparto alimentare con 400 lavoratori. «Nonostante la bassa crescita economica», spiega Galati, «si continua a ricorre all’impiego del lavoratore somministrato il cui identikit si orienta sempre più verso diplomati e laureati, donne e immigrati». PARASUBORDINATI. La crisi economica nel 2011 ha depennato dalla gestione separata Inps 150 mila contribuenti a livello nazionale, scendendo sotto quota 1,3milioni, «ma in Veneto i soli lavoratori a progetto sono 39.974 e a Verona poco più di 9 mila» sottolinea Galati. «Secondo il centro studi Datagiovani, la flessione ha inciso su tutti i parasubordinati: -10,3% per i co.co.pro, – 21,2% per i collaboratori della pubblica amministrazione, – 2,7% per amministratori e sindaci di società, – 53,9% per i volontari del servizio civile a causa del taglio dei fondi pubblici». In compenso sono lievemente aumentati i guadagni e il reddito medio della categoria è salito del 2,9% toccando quota 17mila euro. Molto marcate le differenze di reddito medio dei lavoratori parasubordinati scaligeri nelle diverse tipologie di contratto: si va dai poco meno di 10 mila euro per i co.co.pro a quasi 31mila euro degli amministratori e sindaci di società passando per i 10.500 dei collaboratori della PA e i circa 13mila euro dei dottorandi. I collaboratori a progetto sono per lo più donne ma c’è discontinuità sul piano dei compensi: 6.992 euro l’anno, contro i 13.257 euro degli uomini. «A causa della crisi tante collaborazioni non si sono trasformate in contratti a tempo indeterminato e non sono nemmeno state rinnovate» conclude Galati «Le aziende impegnate a sfoltire hanno deciso di tenere i migliori, con compensi più alti rispetto alla media, mentre gli altri sono andati a rimpolpare le fila dei disoccupati o hanno scelto la strada obbligata del lavoro autonomo. Inoltre un co.co.pro su tre nel 2011 aveva meno di 30 anni e circa 3 su 10, tra i 30 e i 40 anni, quindi anche a Verona questa tipologia contrattuale è utilizzata soprattutto per i più giovani che scontano un divario di reddito medio decisamente ampio rispetto ai più anziani, con guadagni dimezzati».

Francesca Saglimbeni


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