Cgil, Cisl e Uil: “Serve un vero piano strategico per superare la crisi nel veronese”


lavoratore fabbrica

Ancora una volta si sceglie di non affrontare le cause che hanno generato la situazione di crisi del nostro territorio e di non individuare quali scelte strategiche siano necessarie per far ripartire lo sviluppo.

Dinnanzi ad un depauperamento industriale senza precedenti l’imprenditoria veronese non ha saputo, e tutt’ora dimostra di non sapere, fare altro che accompagnare alla chiusura le aziende con la conseguente perdita di centinaia di posti di lavoro.

Dopo i problemi che hanno coinvolto Over Meccanica e OFV, ci troviamo ancora una volta di fronte al rischio che importanti aziende veronesi, leader nel settore termomeccanico (Ferroli, Riello e Sime), crollino sotto il peso della crisi, mettendo seriamente a rischio l’intero settore manifatturiero della nostra provincia, come dimostrano i dati sotto riportati.

Provincia di Verona. Imprese attive iscritte ai registri delle Camere di commercio (2009-2014) – Settore manifatturiero, totale industria e totale settori

 

2009

2010

2011

2012

2013

2014

Totale imprese

90.473

90.114

89.433

88.881

87.305

86.733

Totale industria (comprese costruzioni)

26.331

25.858

25.317

24.732

23.877

23.450

– (di cui) industria manifatturiera

10.106

9.856

9.644

9.431

9.129

9.018

 

Fonte: ns elab. su dati Infocamere/Movimprese

Ma dov’è la Confindustria che lavora per trovare cordate d’imprenditori disposte a subentrare in aziende in crisi ma con ordini nel portafoglio? Dov’è la Confindustria che pesa sul sistema bancario scaligero per far si che importanti aziende non chiudano per crisi di liquidità?

Ancora una volta si affrontano le problematiche del nostro territorio proponendoci la retorica del bravo imprenditore contrapposto al calimero lavoratore.

Speravamo che con Confindustria Verona si potesse fare insieme un percorso individuando degli obiettivi comuni come la crescita, l’occupazione, il valore sociale dell’impresa, la responsabilità per raggiungere traguardi per il bene comune. Come rappresentati dei lavoratori abbiamo sempre dimostrato senso di responsabilità, alle volte anche troppo.

Non è sicuramente un convegno, se pur concordato con la Regione Veneto, la soluzione del problema. Non è la soluzione sicuramente continuare a ripetere, quasi fosse un mantra, che occorrono azioni concrete per contrastare la deriva del settore manifatturiero veronese salvo poi non concretizzare mai quali siano queste azioni di contrasto.

Perseguire come unica via lo svilimento del lavoro e far pagare ai lavoratori la crisi e la perdita di competitività del nostro tessuto industriale è una scelta sbagliata.

Non è la soluzione continuare ad affrontare le crisi aziendali come singole situazioni e fare finta, il settore termomeccanico ne è la dimostrazione, di non sapere che crisi, crescita, occupazione e territorio si interpretano e si tengono insieme non attraverso la compressione dei salari, le politiche di destrutturazione del lavoro e la negazione dei diritti, bensì attraverso investimenti, ricerca, innovazione e sviluppo. Le possibili soluzioni vanno ricercate affrontando complessivamente l’emergenza: frazionare le singole realtà da questo contesto, come il presidente di Confindustria Verona afferma, significa ancora una volta voler abdicare ad un ruolo di governo del territorio e preferire la via bassa di uno sviluppo che ci ha già fatto perdere più di 11.000 posti di lavoro nel manifatturiero.

Verona è priva da troppi anni di un piano strategico vero che interpreti la crisi e provi a mettere insieme le eccellenze di un territorio che non può superficialmente pensare di ripartire solo con i servizi e il turismo. La manifattura è, e rimane, volano centrale di sviluppo e occupazione.

Noi pensiamo, da anni lo affermiamo, che sia indispensabile aprire un confronto vero che coinvolga anche il versante della politica, in qualità di driver che deve poi attuare le scelte, sulle politiche settoriali; che prevedano e pianifichino anche lo sviluppo della città e del territorio veronese individuando un percorso che porti alla Rigenerazione Urbana Sostenibile del nostro territorio, attuando politiche di sviluppo sostenibile sia ambientale che sociale , sui piani logistici, di infrastrutture associate a politiche e contrattazioni anti cicliche territoriali di sostegno alla domanda.

Le tendenze a marginalizzare il lavoro rispetto alla catena di produzione del valore sono state sostenute da una politica “liberista” che ha voluto impoverire il lavoro e ridurne il peso emancipatorio. Per anni si è sostenuto, ancora oggi ampi settori di Confindustria lo sostengono, che più disarticolato è il lavoro, più adattabile (ed economicamente efficiente) sarà l’impresa rispetto ai cicli economici.

Il disinvestimento sul lavoro è stato praticato a lungo in luogo dell’investimento produttivo, in particolare quello innovativo. Anche e soprattutto a Verona la scelta prevalente di un modello di produzione basato sulla quantità, sulle delocalizzazioni e di esportazioni, su piccole dimensioni di impresa a proprietà familiari, su specializzazione a basso valore aggiunto e basso contenuto di conoscenza ha marginalizzato un modello vincente di impresa.

Noi pensiamo in definitiva che ci voglia si coraggio, ma il coraggio di avere la serenità e la consapevolezza di affrontare le cause vere che hanno determinato la crisi e attraverso questa conoscenza, una volta acquisita, determinare le azioni necessarie.

Noi CGIL CISL UIL Verona, ancora una volta vogliamo affermare che ci siamo perché il bene comune sia l’obbiettivo di tutti. Forse c’eravamo illusi, ma ci crediamo ancora!

Michele Corso, Massimo Castellani, Lucia Perina

Documento unitario

Report mercato del lavoro nella provincia di Verona


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