Verona e il mondo: nuove sfide economiche


La situazione delle imprese veronesi nel contesto mondiale, come si collocano? qual è la congiuntura internazionale presente sui mercati mondiali?

Se n’è discusso al convegno “Verona nel mondo – Report 2013” organizzato dalla Camera di Commercio in collaborazione con l’Università di Verona.

Verona, nonostante la crisi economica, si trova in una buona situazione. A livello scaligero le assunzioni a tempo indeterminato nel 2012 sono state il 14%, quelle a tempo determinato il 67% a cui si sommano il 14.2% dei contratti di somministrazione e il 4.7% dei contratti di apprendistato.

Le esportazioni – commenta il dottor Riccardo Borghero, dirigente della Camera di Commercio di Verona – superano i 9 miliardi di euro posizionando la nostra città al decimo posto nella graduatoria nazionale e al terzo in quella regionale. A livello d’export veronese la voce bevande (costituita quasi completamente dal vino) diventa la prima della top ten delle esportazioni scaligere: superando nel 2012 i 794 milioni di euro. Poi troviamo l’abbigliamento con un importo pari a 493 milioni di euro. Il principale mercato di destinazione delle merci e dei prodotti scaligeri è la Germania, alla quale è destinato il 16.6% del valore complessivo delle nostre esportazioni. A seguire la Francia con 842 milioni di euro e una diminuzione del 5% per la Spagna e Regno Unito. Per gli Stati Uniti, quinto mercato di destinazione con un valore export pari a 414 milioni di euro, si conferma una ripresa delle esportazioni (+6.1%.)

Sul lato delle importazioni si evidenzia una contrazione del 15.3%. La nostra provincia è quarta importatrice a livello nazionale dopo Roma, Milano e Torino. La prima voce delle importazioni della nostra città sono i mezzi di trasporto e componentistica (3.7 miliardi di euro, – 30% rispetto al 2011) costituite per il 91% dagli autoveicoli. Al secondo posto troviamo i prodotti alimentari le cui importazioni pari a 1,3 miliardi di euro hanno registrato una crescita rispetto all’anno precedente dell’5.7%. Anche qui la Germania è il nostro primo partner. A Verona il 37% delle importazioni è costituito da prodotti tedeschi: autoveicoli prima di tutto. Successivamente troviamo la Spagna che vede diminuire il flusso di prodotti verso Verona del 15% arrivando a un importo pari a 1 miliardo di euro. Seguono Francia, Cina e Belgio. In diminuzione anche l’import dai Paesi Bassi (- 0.5%) e dal Regno Unito (- 17.9%), mentre è in aumento l’import dalla Romania: + 26.4%.

Ormai si sono aperti nuovi mercati internazionali e ogni stima economica di qualsiasi istituto di ricerca ed investimento guarda con attenzione allo sviluppo di quattro grandi paesi: il Brasile, la Russia, la Cina e l’India (i paesi BRIC).

Il quadro dell’economia indiana risulta singolare: con un debito pubblico in crescita e un’inflazione media di circa il 7% il paese rischia di dover ricorrere all’aumento dei tassi di interesse che frenerebbero sia il tasso di crescita sia l’investimento privato. La gestione macroeconomica della Russia resta invece più solida grazie ad un’efficace politica fiscale e con un avanzo primario del 5.6% del PIL. Il Brasile con un debito pubblico decrescente è riuscito a continuare nella strada della stabilizzazione economica e a ridurre gradualmente i tassi di interesse. Nonostante questo il paese sudamericano risulta esposto a shock esterni, in particolare se la situazione internazionale dovesse portare un rapido aumento dei tassi di interesse. Infine la Cina, per quanto riguarda il prodotto interno lordo ha superato sia la Francia sia la Gran Bretagna e la percentuale sul Pil degli investimenti arriva al 40%.

Poco chiara la situazione economica complessiva, permane incertezza sui dati reali riferiti alla bilancia dei pagamenti, alla posizione degli investimenti internazionali e ai conti nazionali.

Date mutate le condizioni internazionali dell’economia mondiale necessario interrogarsi sul ruolo della nostra struttura produttiva.

La situazione economica internazionale è in profondo cambiamento almeno dagli anni novanta, l’Italia è rimasta al palo (così la produzione scaligera): concentrata nei settori tradizionali, poca ricerca, poca innovazione soprattutto nel settore delle tecnologie.

Si rende, in definitiva, necessario comprendere che “piccolo è bello” è una visione superata dalla congiuntura internazionale e dalla necessità di lavorare sulla dimensione delle imprese.

E, per la prima volta, sembra emergere una capacità di fare squadra e fare sistema, che potrebbe diventare contagiosa per l’intero Nord Est, che, pur tra le difficoltà attuali, sembra avere ancora risorse intellettuali ed umane sufficienti per ripartire.


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