Tutti responsabili per il ragazzo che si è dato fuoco davanti al Comune di Verona


Nessuno escluso, tutti dobbiamo sentirci responsabili davanti al gesto che ha visto un ragazzo di 27 anni darsi fuoco davanti il comune di Verona per denunciare una vita che era, per lui divenuta insopportabile.

Quattro mesi senza stipendio e continuare a lavorare per paura di perdere anche le mensilità maturate e non ancora ricevute. Dover pagare un posto letto ogni mese, spesso in condizioni disumane con l’obbligo morale di aiutare la famiglia che è rimasta in Marocco.

Quando le situazioni si accavalcano e rendono la vita insopportabile le persone più fragili o forse solo più sensibili si abbandonano all’ultimo gesto, all’ultimo grido. Quello di togliersi il bene più prezioso: la vita.

Allora noi tutti, quelli che siamo da questa parte della sponda dopo il dispiacere, la meraviglia, il tentare di capire siamo un po’ sollevati perché apprendiamo che è stato ricoverato in psichiatria e spontaneamente pensiamo, solo per sistemarci la coscienza: ”poveretto, era matto o solo depresso”.

Certo per fare un gesto del genere la disperazione deve aver preso il sopravento al raziocinio ma non è sufficiente. Segnali come questo o come quello di ieri a Bologna o come i numerosi imprenditori che si sono tolti la vita sono sintomatici di un forte malessere al quale non si riesce a dare una risposta se non con il gesto estremo.

Dobbiamo avviare fin da subito uno sportello d’ascolto dove le persone disperate si possano rivolgere per avere delle risposte. Le persone disperate devono sapere che c’è sempre una persona disposta ad ascoltarle e ad aiutarle.

Una comunità di persone può definirsi civile nella misura in cui è in grado di dare una risposta al più debole dei suoi figli.

Comunicato stampa di Cgil-Cisl-Uil


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