(Comunicato Ansa dell’11 gennaio 2017)
Jobs Act, Consulta: ‘Inammissibile referendum sull’Art.18’
Presenti 13 giudici
Il referendum proposto dalla Cgil puntava ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act allo Statuto dei lavoratori e a reintrodurre i limiti per i licenziamenti senza giusta causa. Via libera invece ai quesiti sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore.
All’esame della Corte tre quesiti: sulle modifiche all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, sui voucher e sulla responsabilità in solido appaltante-appaltatore. Dopo le audizioni degli avvocati della Cgil e l’avvocato dello Stato i giudici sono riuniti in camera di consiglio per decidere sull’ammissibilità dei tre quesiti referendari.
Le firme raccolte dalla Cgil per proporre il referendum sono state 3 milioni. Il primo quesito punta ad abrogare le modifiche apportate dal Jobs Act all’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, ripristinando le tutele per chi subisce un licenziamento illegittimo non solo per le aziende sopra i 15 dipendenti, ma estendendole a quelle sopra i cinque. Il secondo chiede di abolire i voucher, i buoni lavoro da 10 euro l’ora per le prestazioni accessorie, che il Jobs Act ha esteso ai redditi fino a 7mila euro. Il terzo riguarda il settore appalti e vuole reintrodurre la responsabilità in solido tra committente e appaltatore, senza deroghe. I giudici relatori sono Silvana Sciarra per il primo quesito, Giulio
Prosperetti per il secondo e Rosario Morelli per il terzo. Vittorio Angiolini e Amos Andreoni sono i legali che rappresenteranno le istanze referendarie della Cgil a sostegno dell’ammissibilità dei quesiti. Vincenzo Nunziata è invece l’avvocato dello Stato che parlerà a nome della Presidenza del Consiglio chiedendo che la Corte di pronunci per l’inammissibilità.
Sono 13 i giudici costituzionali chiamati a valutare i quesiti referendari. Il giudice Alessandro Criscuolo, infatti, oggi non è in Consulta. Attualmente, dopo le dimissioni di Giuseppe Frigo, il collegio è costituito di 14 giudici e tra l’altro proprio oggi, alle 16.30, il Parlamento si riunirà in seduta comune, per la prima volta, per tentare di eleggere chi lo sostituirà. Il regolamento prevede che se i giudici presenti sono in numero pari, invece, il voto del presidente valga doppio. Il fatto che oggi il numero dei giudici presenti sia dispari fa sì, quindi, che anche in caso di spaccatura netta
della Corte – che potrebbe verificarsi in particolare sull’art.18 – si determinerà comunque una maggioranza, seppure di un voto.
Lunedì 9 gennaio abbiamo ospitato il prof. Paolo Feltrin, professore associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche e sociali dell’Università di Trieste, per analizzare i risultati del referendum dello scorso 4 dicembre.
Tra i temi affrontati, l’affluenza alle urne, i risultati in Italia e all’estero, i flussi di voto e le analisi socio-demografiche.
Materiali: slide prof. Feltrin
“Come sapete, il nostro Statuto, contiene garanzie di autonomia da partiti, istituzioni e aziende. Ma l’autonomia e l’indipendenza dai partiti non significa “indifferenza”. Ci confrontiamo con qualsiasi partito e Governo con un unico faro: il merito delle questioni”.
E’ quello che si legge nella lettera della Fim Cisl sull’imminente chiamata alle urne per il Referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre.
“Ci teniamo che tu partecipi al voto ascoltando tutte le posizioni (del Si e del No) ma informandoti sul merito della Riforma e su nient’altro. Esattamente come quando chiediamo di pronunciarti sugli accordi sindacali. Senza informazione completa e consapevolezza su ciò che si vota, la democrazia resta vuota e svilita”
La riforma Costituzionale approvata in Parlamento e oggetto di referendum confermativo, esprime la necessità di dare al nostro Paese un ordinamento dello Stato più europeo e con istituzioni democratiche in grado di sostenere ed indirizzare i grandi cambiamenti in atto sia nell’economia che nella società.
La riforma, che mantiene intatti i Principi della Costituzione, dispone il superamento del bicameralismo perfetto, riduce il numero dei parlamentari eletti ed i costi della politica, semplifica i procedimenti di produzione delle leggi, distingue e separa in maniera netta le competenze dello Stato da quelle delle Regioni e valorizza il ruolo di queste ultime nelle grandi scelte politiche, elimina le Province (a seguito della istituzione delle aree vaste con la riforma Del Rio), migliora l’istituto del referendum e sostiene maggiormente la parità di genere nella rappresentanza.
Manca però, a fronte della eliminazione del CNEL, il riconoscimento del ruolo delle parti sociali quali partecipi alle grandi scelte economiche e sociali del Paese. E’ una omissione a cui va dato rimedio prendendo come riferimento proprio l’Unione Europea ed il ruolo e al peso che ha voluto assegnare al dialogo finalizzato alla coesione sociale.
Il Veneto non può che trarne benefici sia per la migliore governabilità dello Stato, che per la chiara distinzione tra le competenze centrali e quelle locali, la cui sovrapposizione ha finora prodotto per lo più conflitti giuridici e rallentamenti nelle decisioni politiche e operative.
Per questi motivi la Cisl del Veneto, nel rispetto delle opinioni e delle scelte dei suoi iscritti, invita i cittadini veneti a partecipare al voto referendario, sostenendo le ragioni del Sì alla riforma.
Con il nuovo Titolo V della Costituzione ed il superamento delle materie concorrenti tra Stato e Regioni, il Veneto può e deve trasformare l’ambizione di una maggiore autonomia in un progetto politico e istituzionale percorribile. L’obiettivo di questo progetto deve andare ben oltre lo sterile conflitto con lo Stato centrale e l’impraticabile richiesta di specialità che caratterizzano alcune regioni limitrofe.
L’autonomia deve essere infatti uno strumento che permetta al Veneto di crescere e di contribuire maggiormente allo sviluppo di tutto il Paese.
Sulla base di quanto disposto dal nuovo articolo 116, va quindi accelerato il confronto con il governo specificando le materie per le quali si chiedono le deleghe, materie sulle quali la Regione deve assicurarsi la condivisione con le Parti Sociali.
In questo contesto il confronto con il Governo può essere rafforzato dalla espressione di voto referendario sul quale la Cisl, sempre nel rispetto delle opinioni e delle scelte dei propri associati, si attiverà per promuovere la massima partecipazione e sostenendo le ragioni del Sì.
(Consiglio Generale USR Cisl Veneto del 21/07/2016 – Approvato con un contrario e due astenuti)