Quale modello di sviluppo ci porterà fuori dal tunnel della crisi?


I delegati di FIM e FEMCA ne hanno discusso al direttivo di fine anno,

che si è svolto il 17/12/2012, presso il Teatro Capitan Bovo di Isola della Scala.

In questa occasione, i delegati delle due categorie affrontano spesso temi  che vanno oltre la quotidianità sindacale e che spaziano nel campo della cultura e della società in generale.

Dopo aver discusso di beni comuni, ed in particolare dell’ACQUA (fine 2010) e di CONSUMO RESPONSABILE (fine 2011), vista la situazione di crisi perdurante, all’incontro si è parlato dei MODELLI DI SVILUPPO assieme a due ospiti d’eccezione: il Prof. Maurizio Pallante, saggista ed esperto di risparmio energetico, presidente e fondatore del movimento della DECRESCITA FELICE, un tema molto attuale approfondito anche nella 3a conferenza internazionale di Venezia (19-23 settembre scorso) su decrescita, sostenibilità ecologica ed equità sociale, e il Prof. Alberto Berrini, economista, già ospite della Cisl sulla crisi dei mercati finanziari ed esperto di un altro modello, quello Keynesiano.

Due modelli messi a confronto, che  hanno in comune il fatto di porsi in alternativa a quello liberista, che, ormai sotto gli occhi di tutti, ha creato sperequazione delle risorse e un costante aumento delle distanze tra ricchi e poveri, senza, peraltro, evitare i rischi economico finanziari che hanno causato l’attuale crisi.

Ma anche due modelli diversi nella stessa concezione filosofica, orientati, il primo, ad una decrescita selettiva della produzione di merci che non siano beni, a favore di un ritorno ad una autoproduzione dei beni essenziali (ortaggi, legna, ecc.) e con una forte sensibilità al risparmio energetico, vero volano per una occupazione utile, come detto dalla stesso Pallante; più tradizionale, ma sempre attuale, l’approccio Keynesiano, orientato alla crescita dei beni e dei servizi, ma con chiare distinzioni su cosa e come produrre, orientato ad un intervento urgente di regolamentazione dei mercati finanziari e ad una più equa distribuzione del reddito, troppo sbilanciato sulla rendita e poco sui redditi da lavoro. Anche Berrini insiste sull’ambiente sulla riqualificazione delle produzioni, prive di una vera politica industriale.

Vogliamo seriamente discutere di modelli di sviluppo perché crediamo che un sindacato serio debba assolutamente interrogarsi per dare risposte alla domanda che spesso ignoriamo e cioè CHE TIPO DI SOCIETA’ VOGLIAMO VERAMENTE e soprattutto per dare coerenza alla propria attività nei luoghi di lavoro.

Durante il dibattito è emerso come non sia più rinviabile un confronto serio su questi temi, anche ad altri livelli dell’organizzazione, per capire veramente e poter scegliere in che tipo di società vogliamo vivere e, soprattutto, il futuro che vogliamo dare ai nostri figli.

I segretari generali di Fim, Massimiliano Nobis, e Femca, Ivana Dal Forno, nell’augurare un sereno Natale a circa 200 presenti, hanno sottolineato come la partecipazione possa determinare un vero processo di cambiamento culturale e alimentare un nuovo modello di sviluppo. Soprattutto quando la partecipazione avviene dal “basso” e dal “basso” ci si interroga sul nostro domani, come avvenuto nella giornata odierna.


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