Over 55 punto debole del nostro welfare


La situazione del mercato del lavoro per quanto riguarda i lavoratori over 55 resta particolare e per certi versi critica.

Secondo il rapporto “welfare to work” di Italia Lavoro (agenzia del Ministero del Lavoro) sarebbero oltre 500mila gli ultra cinquantenni ad essere in cerca di una nuova occupazione, persa magari a seguito di ristrutturazioni aziendali.

E’ una platea di lavoratrici e lavoratori fatta, tra le altre cose, da un 15% in possesso di alta professionalità quindi con competenze specifiche e maturate nel tempo.

Resta centrale e fondamentale investire sul reimpiego di questi lavoratori in quanto non possiamo permetterci di continuare ad avere a loro favore solo una rete di ammortizzatori sociali passivi, ma urge un sistema di politiche attive sul territorio. Uno dei ritardi del nostro paese rispetto agli obiettivi di Lisbona è proprio il tasso di attività di questa fascia d’età.

Infatti guardando ai parametri del mercato del lavoro: il tasso di occupazione over 55 anni a livello nazionale è 31.4%, mentre a livello europeo supera il 44%.

Anche mutando la fascia d’età i confronti con l’Unione Europea non cambiano: il tasso di occupazione giovanile in Italia è del 25.6%, mentre in Europa è del 39.8%.

Nel complesso l’elemento critico unificante è il fattore risorse.

Infatti nel nostro paese a favore della creazione di nuova occupazione e contro il tasso di disoccupazione si spende appena l’1.2% del Prodotto interno lordo.

In paesi come la Germania e la Danimarca l’incidenza di spesa sul Pil è nettamente superiore (rispettivamente il 3.3% e il 4.3%); la media europea si stabilizza sul 2.3%.

La stessa Commissione europea indica come strada maestra per migliorare il proprio mercato del lavoro interno “combinare contratti di lavoro flessibili con efficaci politiche attive tese a facilitare il passaggio da un lavoro ad un altro, un sistema di apprendimento affidabile e un’adeguata protezione sociale.”

In definitiva il nostro paese deve attrezzarsi per saper costruire un equilibrio tra politiche attive e passive sulla base di un sistema certo di diritti e doveri.


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