Manovra di Ferragosto


Una manovra di ferragosto di un peso straordinario, imposta dalla situazione finanziaria, dai mercati, dalla banca centrale europea. L’intervento da poco approvato dal Consiglio dei Ministri avrà, auspichiamo, ripercussioni positive sulla stabilita’ economica del nostro Paese permettendo il rilancio produttivo. Ma l’intervento finanziario ha dei punti deboli, infatti non ha previsto interventi economici per il rilancio della produzione. Cosa che permetterebbe invece la ripresa del PIL, maggiori entrate fiscali e incremento dei consumi, con tutte le conseguenze positive che ne deriverebbero. Inoltre, la manovra devia l’attenzione da mancate azioni riformatrici che avrebbero permesso risultati strutturali permanenti come: riforma fiscale, riforma istituzionale, riforma federale. Gli interventi fiscali rimangono poco credibili se prima non si ha la sicurezza che le tasse vengano pagate da tutti e in maniera proporzionale. Fin tanto che il totale delle entrate fiscali è rappresentato, per il 90 %, da lavoro dipendente e da pensioni, intervenire sui redditi superiori ai 90.000 euro significa ancora una volta andare a frugare nelle tasche di lavoratori e pensionati, se pur con stipendi o pensioni di tutto rispetto. Ridurre a Comuni, Provincie e Regioni le entrate da parte dello Stato significa penalizzare non tanto le pubbliche amministrazioni ma i cittadini che più utilizzano i sevizi sociali, come le mense scolastiche, i trasporti pubblici, le scuole. Anche nella provincia di Verona stiamo assistendo alle prime conseguenze dovute ai tagli che si ripercuotono sull’ aumento del prezzo del biglietto dell’autobus e su ipotizzate riduzioni delle corse. Il sindaco Tosi esprime con forza un malessere per le conseguenze che inevitabilmente ricadranno sui cittadini veronesi, quando saranno costretti a pagare gli aumenti, per esempio, delle rette scolastiche. Ma ancora una volta paghiamo un mancato intervento riformatore, che impone ora di dover tagliare le risorse alle virtuoso.

Con il paradosso che, chi fin’ora ha speso tanto e male se si ravvedesse potrebbe avere, anche con i tagli, la possibilità di amministrare con risorse adeguate.

Viceversa chi fin d’ora ha virtuosamente risparmiato non ha più margini per recuperare risorse. In questo modo si e’ anche affossata l’ipotesi di federalismo, alla quale si dava l’onere di essere la panacea di tutti i mali. Gli interventi strutturali sono interventi necessari e coraggiosi che porteranno risultati alla spesa pubblica. Bisogna adesso andare avanti, eliminare le provincie, tutte. Accorpare i servizi dei piccoli comuni distinguendo l’amministrazione comunale con i servizi resi ai cittadini. Un conto è il sindaco, la giunta, i consiglieri. Un altro sono i servizi. Questi possono essere fatti da strutture esterne al comune con razionalizzazioni delle spese e con maggiore efficenza.


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