Giorno della memoria – Le donne del lager di Ravensbrück


Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche dell’Armata Rossa liberarono il campo di concentramento di Auschwitz e dal 2005 il 27 gennaio di ogni anno ricorre il Giorno della memoria, voluto dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, per commemorare le vittime dell’Olocausto.

Tra gli orrori e le atrocità del nazismo, vi è anche la storia più nascosta del campo di concentramento di Ravensbrück che, a differenza della maggior parte dei campi, era destinato perlopiù alle donne, con l’obiettivo specifico di eliminare le donne “non conformi”, cioè prigioniere politiche, lesbiche, rom, prostitute, disabili e donne semplicemente giudicate “inutili” dal regime.

Da questo campo di prigionia, dal maggio del 1939 al 30 aprile del ’45, sono passate 130 mila donne, provenienti da 20 nazioni diverse, 50 mila delle quali qui sono morte. Di queste solo il 10% era ebreo.

Il quotidiano britannico Independent, con una prima pagina scritta da Sarah Helm, giornalista e autrice del libro,  “Ravensbrück: If this is a woman, “Se questa è una donna”, da oggi rilievo a questa ulteriore storia di una già vergognosa vicenda storica come l’Olocausto.

“Chi è riuscita a tornare a casa, spesso si vergognava per quello che aveva subito, come se fosse stata colpa sua. Parlando con diverse donne francesi, mi è stato detto che l’unica domanda che veniva rivolta loro, era se fossero state stuprate. Altre mi hanno raccontato che, quando si decisero a parlare nessuno credette a quelle storie orribili.” – dice Helm – “Ignorare Ravensbrück significa ignorare una fase cruciale nella storia del nazismo. I crimini commessi qui non erano solo crimini contro l’umanità, ma crimini contro le donne.”

“Come Auschwitz era la capitale dei crimini contro gli ebrei” – continua Helm – “Ravensbrück era la capitale dei crimini contro le donne.”

Le violenze feroci perpetrate nel lager, infatti erano specifici crimini di genere: stupri, sterilizzazioni di donne e bambine zingare ed ebree per impedire la riproduzione di quel gruppo etnico, aborti forzati su “ariane” rimaste incinte da “razze inferiori” e su tutte le prigioniere inviate al lavoro. Dal 1943, le autorità SS del campo permisero alle donne incinte di portare a termine la gravidanza, ma i neonati venivano subito strangolati o annegati in un secchio d’acqua davanti alla madre, o lasciati morire in pochi giorni di stenti.

Purtroppo un motivo in più per riflettere su una delle pagine più nere della Storia.

Per approfondire, leggi l’articolo su www.vita.it

 


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