Dal bunga bunga ai licenziamenti il passo è breve


Le imprese veronesi hanno bisogno di licenziare, come indicato dal Governo nella lettera portata all’UE per uscire dalla crisi? Non credo. Anche se purtroppo anche a Verona in questi ultimi anni le imprese hanno utilizzato lo strumento della cassa integrazione, al termine della quale venivano avviate procedure per la riduzione del personale (licenziamento). E la delocalizzazione delle attività produttive all’estero non vuol dire licenziare gli operai italiani e avviare nuove imprese in paesi con un minor costo del lavoro ? Inoltre le imprese con meno di quindici dipendenti possono licenziare senza vincoli di legge e allora perché inserire nella lettera all’UE che le imprese in crisi economica potranno licenziare? Forse il Presidente del Consiglio non si era accorto che già era così. Se invece il Presidente del Consiglio intendeva dire che una nuova e futura legge permettere alle imprese di licenziare liberamente credo che abbia commesso un grave errore di valutazione politica e strategica. Politica perché non ritengo responsabile, in un momento così grave tirare in ballo i licenziamenti quando già è difficile trovare lavoro e si vive con l’angoscia di perdere lo stipendio. Strategico perché su questioni così importanti serve il massimo consenso possibile dei lavoratori e di chi li rappresenta e questo consenso non c’è. Le leggi sulla flessibilità in Italia ci sono e sono piùche sufficienti tant’è che anche a Verona vengono usati contratti di varia natura, interinali, a progetto, con voucher, cooperative e molto spesso, anzi quasi sempre, questi contratti non rispondono a necessità di tipo organizzativo ma il più delle volte esclusivamente per risparmiare sul costo del lavoro. Le imprese veronesi non chiedono di poter licenziare, chiedono di poter lavorare, di poter essere messe nelle condizioni di essere competitive, di non avere il costo dell’energia più alto del trenta percento della media europea, chiedono che metà degli stipendi che corrispondono ai loro dipendenti non si trasformino in trattenute. Riducendo in tal modo il potere d’acquisto e i consumi. Le imprese chiedono agevolazioni fiscali per investire, chiedono banche che scommettano con loro e che non pensino solo alle speculazioni finanziarie. E i lavoratori, chiedono di lavorare, di avere uno stipendio dignitoso, di poter avere una famiglia e di invecchiare serenamente. E’ così difficile, Signor Presidente del Consiglio? Ci vuole una nuova legge sul mercato del lavoro che risponda alle esigenze delle imprese e dei lavoratori una legge che vieti l’utilizzo improprio dei lavori saltuari, dei reiterati contratti a tempo determinato, che inserisca l’alternanza scuola lavoro per una formazione continua delle persona. Una legge che riduca il costo del lavoro aumentando le buste paga, come ? Riducendo le tasse a chi lavora e applicandole a chi specula finanziariamente e non investe in attività produttive. Una legge che riconosca nel lavoro flessibile un maggior salario del tempo indeterminato perché la flessibilità non può essere un valore solo per l’impresa ma anche per chi è precario. Non per fare della facile demagogia ma il Presidente del Consiglio dovrebbe qualche volta sedersi in un bar di periferia, di qualche zona industriale e ascoltare quello che dicono le persone, i cassa integrati, i disoccupati, i pensionati e forse capirebbe che prima di parlare di lavoro, di licenziamenti è bene rifletterci su una, dieci e mille volte.


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