Casa Circondariale di Verona: gravi condizioni operative del personale della polizia penitenziaria-azzeramento delle relazioni sindacali.


intervista a Daniela Ferrari, segreteria territoriale Cisl Fns Verona

In data 1 agosto 2013 la CISL-FNS di Verona, insieme ai colleghi di CGIL e dei sindacati autonomi SAPPE e OSAPP della Polizia Penitenziaria, ha proclamato lo stato di agitazione del personale cosa sta succedendo?

Non poteva essere altrimenti dopo l’ennesima dimostrazione, da parte dell’attuale dirigente del carcere veronese Maria Grazia Bregoli, del suo assoluto disprezzo per le parti sociali e per il personale in servizio alla Casa Circondariale di Verona.

La Bregoli, di servizio da quasi due anni a Verona, è già tristemente nota al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al mondo sindacale per i suoi trascorsi incarichi. Infatti, i rapporti sono sempre stati difficili al punto che il Tribunale di Como, ne giugno del 2011, l’aveva ritenuta colpevole di condotta antisindacale ai sensi dell’articolo 28 della legge 300 del 1970.

E tutto ciò come si ripercuote sui detenuti?

Il suo comportamento ha esasperato interi settori, portando gravi conseguenze anche nella gestione della popolazione detenuta, basti ricordare che gli eventi critici, ovvero gli atti di autolesionismo, le aggressioni e i tentati suicidi sono passati dai 200 del 2011 a 300 solo nel primo semestre di quest’anno. A nulla è servito il tentativo di dialogo che le OO.SS. hanno tentato con il dirigente regionale dell’Amministrazione Penitenziaria.

In due anni è stato smantellato un sistema funzionante e collaudato che consentiva di gestire dignitosamente un istituto penitenziario che soffre un ormai cronico sovraffollamento. Sono infatti circa 850 le persone detenute, a fronte di una capienza prevista di poco meno di 500, per un personale carente di quasi 70 unità, a cui si sommano le inevitabili conseguenze di un turn over assolutamente inidoneo a coprire le uscite del personale.

Ci sono state poi conseguenze anche per quanto riguarda l’assistenza sanitaria che veniva fornita ai carcerati?

Certo purtroppo l’incapacità relazionale della Bregoli ha avuto pesanti conseguenze sul settore dell’assistenza sanitaria della popolazione detenuta, in particolare di quella affidata al dipartimento delle tossicodipendenze. C’è stata una vera e propria fuga di specialisti psichiatri che da anni seguivano i detenuti di Montorio, al punto che, per quasi un anno, non è stato possibile fronteggiare le esigenze di utenti con patologie psichiatriche e disturbi del comportamento, presenti nei reparti detentivi.

E per quanto riguarda la situazione del personale che lavora all’interno della struttura detentiva?

Abbiamo riscontrato una gestione priva di trasparenza amministrativa, sia per quanto concerne carichi di lavoro, prospetti dei servizi e lavoro straordinario effettuato, le attività sono mal distribuite fra il personale che subisce un trattamento diseguale anche sotto il profilo economico. L’assenza di trasparenza si è riscontrata anche in riferimento alle iniziative edilizie, iniziative assolutamente prive di progettazione e di certificazione. Sono poco chiari inoltre anche i canoni che prevedono l’utilizzo dei detenuti in attività cosiddette di volontariato, come la produzione di lavori o beni di consumo, dei quali nulla si sa riguardo alle spese per la realizzazione né tantomeno riguardo ad eventuali proventi derivanti dalla loro vendita.

Cosa chiedete quindi?

Le OO.SS. hanno richiesto perciò un incontro con il Dirigente Regionale, ma qualora non ottengano risposte esaurienti sulle questioni sollevate, il ripristino di un corretto clima di relazioni sindacali ed il rispetto delle norme in materia, intendono procedere ad oltranza con iniziative, coinvolgendo le massime autorità cittadine e chiedendo con forza che la dottoressa Bregoli venga allontanata anche dal carcere veronese, come già successo in altri istituti.


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