Caregivers, un «lavoro» in cerca di riconoscimento


In Germania, Spagna e Regno Unito benefit economici per chi assiste il parente malato. L’Italia ancora in ritardo

Figli, coniugi, genitori che assistono un familiare con disabilità grave o gravissima, o un anziano malato.

A volte sono costretti a licenziarsi per dedicarsi ai loro cari, giorno e notte, in assenza di servizi adeguati sul territorio. Sono i caregivers di famiglia che svolgono gratuitamente un lavoro di «cura invisibile», quasi sempre ignorato nel nostro Paese.

Nei principali Stati dell’Unione Europea, invece, possono contare su strumenti di tutela che riconoscono a livello giuridico il valore di questo impegno, anche per la collettività. Per sollecitare il riconoscimento del caregiver di famiglia anche in Italia, il «Coordinamento nazionale famiglie disabili gravi e gravissimi» ha deciso di intraprendere un’azione legale collettiva nei confronti dello Stato, col supporto di un team di giuristi e avvocati.

Occorrerebbe arrivare a una sorta di Testo unico che razionalizzi anche norme già esistenti, come per esempio quelle su permessi e congedi straordinari che consentono di mantenere la retribuzione» ragiona Paolo Cendon, ordinario di diritto privato all’Università di Trieste, inventore dell’istituto giuridico dell’Amministratore di sostegno, strumento per tutelare le persone più fragili evitando loro l’interdizione. Intanto, in poche settimane sono state raccolte circa 900 adesioni all’azione legale collettiva promossa dal Coordinamento, grazie a un tam tam attraverso i social network.


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