Verona, area metropolitana


Hanno ancora senso i vecchi confini amministrativi o sarebbe più razionale e attuale pensare a confini maggiormente estesi?

I confini di una città, i suoi perimetri amministrativi, sono frutto dei cambiamenti avvenuti nel corso dei secoli. Un tempo, infatti, i popoli erano nomadi e si spostavano per il clima, la fertilità della terra, i cataclismi o le carestie. Poi, comodità e trasformazione dell’attività agricola hanno indotto le genti a stazionare in ambiti aggregati, protetti da fortificazioni, dando vita a centri abitativi con confini delimitati.

Anche oggi città e province hanno perimetri amministrativi ben definiti e con caratteristiche culturali consolidate. Ma hanno ancora senso i vecchi confini amministrativi o sarebbe più razionale e attuale pensare a confini maggiormente estesi? Tutte le forze politiche, nelle ultime settimane, hanno riaperto il dibattito sulle aree metropolitane, individuandole come principale elemento di sviluppo per incrementare la ripresa.

Verona, in questo contesto, per le infrastrutture già esistenti, come l’aeroporto, l’interporto, le autostrade e la fiera, può giocare un ruolo da protagonista. Si tratta “solo” di sviluppare l’esistente, individuando convenienze reciproche e aggregando soggetti sociali istituzionali e privati su singoli progetti di sviluppo.

La Fiera di Verona è tra le prime quattro fiere nazionali e si colloca in alcuni settori fra le più importanti rassegne internazionali. È comprensibile quindi una competizione con fiere di città vicine o, in un’idea di area metropolitana, la concorrenza in futuro potrà essere nei confronti di Pechino?

L’aeroporto di Verona collocato a ovest della provincia potrà servire Mantova attraverso il collegamento di una metropolitana di superficie o arriverà un altro aeroporto anche a Mantova? Ragionare per aree metropolitane necessita di una visione d’insieme libera da localismi. Serve una mappa per riconoscere, oltre ai confini amministrativi, le convenienze reciproche. Serve anche umiltà, nella consapevolezza che i ruoli ai quali siamo stati chiamati non sono nulla rispetto alla dimensione globale del sistema che abbiamo davanti e la misura del nostro impegno sarà misurata non tanto nel difendere l’esistente ma nel svilupparlo coinvolgendo tutti i soggetti in campo.


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