La metamorfosi del manifatturiero scaligero


Si denuncia spesso la regressione del manifatturiero all’interno del  sistema produttivo, anche nella provincia di Verona.

Ci sono però due tipi di manifatturiero: il primo è rappresentato da un’attività con elevato valore aggiunto in grado di competere sul mercato globale per qualità, innovazione di prodotto, attenzione ai bisogni del cliente. Il secondo tipo, invece, rappresentato esclusivamente su una produzione a basso valore aggiunto, che punta esclusivamente a una competizione sui costi con i produttori dei paese emergenti.

E’ evidente che il primo modello sarà accompagnato da  una  crescita economica e occupazionale. Il  destino del secondo, invece, sarà segnato negativamente anche per chi utilizzerà lavoro nero o al limite della legalità. E di questo secondo possiamo sicuramente fare a meno, anzi dobbiamo farne a meno, fa del male a tutti. 

Ma allora cosa potrà sostituire le attività non più al passo con i tempi? Io credo che sia sufficiente guardarsi attorno per capire. Un esempio? Nei giorni scorsi il quotidiano l’Arena riportava il dato d’incremento delle vendite di vino veronese in Cina con un aumento nel 2010 sul 2009 pari al 71,2 %. Complessivamente l’export del vino della nostra provincia è aumentato del 11,5 % paria a 664,3 milioni di euro. Come non considerare questa attività un’attività manifatturiera ad elevato valore aggiunto su cui investire perché dal prodotto primario, che è l’uva, tutta una filiera di attività  possa beneficiarne. Una filiera che parta dallo studio e dalla ricerca nel settore agrario, per arrivare al risultato ultimo rappresentato dal nettare di bacco. Una filiera che tiene assieme in provincia i vari passaggi produttivi, compresi marketing e distribuzione, Sfruttando appieno questo nostro naturale prodotto che è l’uva.

Quando le persone abbandonavano i campi per il miraggio della grande fabbrica in molti erano preoccupati, in quel periodo l’agricoltura assorbiva l’80% di manodopera e l’industria il 10%. Ora, in pochi decenni, i dati si sono capovolti e il nostro paese e la nostra provincia ha conosciuto momenti di crescita forse irrepetibili. Ora l’agricoltura assorbe circa il 5 % di manodopera, il 30 % il manifatturiero e il resto è occupato dai servizi. Dobbiamo spaventarci come quando si abbandonavano i campi? Assolutamente no, se sapremo ancora una volta sfruttare i nostri talenti che sono il coraggio, l’immagine, il territorio, la creatività e il gioco di squadra. Ricordandoci che da un chicco d’uva abbiamo esportato, solo nel 2010 a Verona, 664,3 milioni di euro in vino e che da un chicco di riso a Isola della Scala, lo scorso anno, sono stati serviti circa 500mila risotti in 3 settimane e che abbiamo inaugurato, poche settimane fa, una Pala Riso di oltre 5mila metri quadrati coperti.

La crisi certo non è ancora passata. O meglio, non abbiamo ancora risalito la china ma, oltre ai segnali di ripresa, ciò che mi rende fiducioso è la consapevolezza che i cambiamenti in atto nel pianeta devono essere attentamente osservati e governati partendo soprattutto da un cambio di mentalità, dove l’impresa è al servizio dei bisogni del cliente e del mercato. Il Vino è anche, o forse soprattutto, piacere e con questo un brindisi all’economia Veronese.

Massimo Castellani
Segretario Generale Cisl Verona.


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