il Patronato: faresti senza?


Molto probabilmente questa non è la prima volta che ti rivolgi al patronato.

Certamente non sarà l’ultima: anche tu, come la grandissima parte dei normali cittadini, hai bisogno di qualcuno di competente e che sia “dalla tua parte” per assisterti nei tuoi doveri e diritti previdenziali e sociale.

Ecco perché nel 2013 oltre 500.000 di cittadini del Veneto si sono rivolti ad un patronato.

Più di 87.000 sono stati assistiti in una pratica di pensione (solo una su dieci si è arrangiata in altro modo), altri 37.000 per la domanda di invalidità civile o di accompagnamento.

I lavoratori disoccupati che hanno presentato da domanda di ASPI o di mobilità con il nostro aiuto sono stati oltre 100.000 (alcuni anche in più occasioni). A loro si sommano altre decine di migliaia di lavoratori immigrati per le pratiche di soggiorno, di donne per la maternità, di infortunati sul lavoro e di tutti coloro che hanno avuto bisogno di informazioni e anche di un consiglio.

Tutto è stato fatto gratuitamente (*).

I patronati hanno semplificato la vita di queste persone, hanno fatto valere i loro diritti sociali nonostante norme di legge complicate, procedure e regole complesse.

Hanno tutelato operai, impiegati, autonomi ma anche persone anziane, analfabeti, stranieri con scarsa conoscenza dell’italiano, persone povere o in difficoltà.

Ma non basta: hanno anche reso più veloce ed efficiente l’attività degli enti previdenziali, come l’Inps, dei Comuni, del Ministero del Lavoro e degli Interni, del Servizio Sanitario.

Qualcuno spinge per cancellare la gratuità. In vista della prossima legge finanziaria tornano alla carica coloro che vogliono tagliare i finanziamenti destinati al funzionamento dei patronati. Lo motivano con l’esigenza di ridurre gli sprechi, ma è solo una scusa. Il vero obiettivo è un altro: mettere in difficoltà i patronati e cancellare la gratuità dei loro servizi per aprire la strada ai professionisti privati. In breve: favorire gli interessi di pochi a scapito della grandissima parte dei cittadini, soprattutto a scapito dei lavoratori, dipendenti e autonomi e delle persone più deboli.

Il patrono: il filo per condurti fuori dal labirinto. Cosa fanno i patronati lo sanno tutti: assistenza e tutela in materia di previdenza e diritti sociali.

Il loro servizio è previsto e garantito dalla Costituzione affinché tutti i cittadini possano beneficiare delle tutele sociali superando, con il loro aiuto, le difficoltà e gli ostacoli imposti dalle leggi, dalle procedure e dalla burocrazia.

Questa attività è regolata con una apposita legge e soggetta a stretto controllo. Tutti i cittadini, senza alcuna distinzione o privilegio, hanno diritto di rivolgersi ad un patronato. Tutti i servizi del patronato (salvo le cause legali) sono gratuiti.

La gratuità è un diritto perché, per legge, i patronati sono pagati tramite un apposito Fondo. Questo Fondo è dei lavoratori: lo 0,226% dei contributi previdenziali viene utilizzato a questo scopo.

Quindi nessuna tassa, ma una forma interna di solidarietà.

Nel 2013 si sono rivolte ai patronati milioni di persone. Negli ultimi anni è aumentato, e di molto, il numero delle persone che si rivolgono ai patronati.

Nel 2013 i contatti sono stati più di 14 milioni (il 35% in più rispetto all’anno prima). Di questi ben 4 milioni li ha avuti l’Inas che ha aperto 2 milioni e mezzo di pratiche.

Perché sempre più persone si rivolgono ai patronati?

Tre i principali motivi: con la crisi sono aumentate le richieste di assistenza sociale; tutte le pratiche vengono gestite unicamente via internet; l’Inps hanno ridotto gli sportelli di apertura al pubblico.

In questo modo lo Stato (cioè noi tutti) ha risparmiato centinaia di milioni di euro.

Non dobbiamo pagare due volte. Se ai patronati si tagliano le risorse (per pagare il personale, aprire le sedi, disporre delle attrezzature) l’unico effetto che si ottiene è quello di ridurre la loro attività.

E’ un risparmio vero? Per le persone sicuramente no perché dovranno rivolgersi ai privati e quindi pagare per avere quei servizi che oggi sono (giustamente) gratuiti.

Per molti sarebbe come pagare due volte: dopo aver versato i contributi per la pensione dovranno pagarsi anche un professionista per potere averla. Una vera e propria beffa!

Il Governo ed il Parlamento devono respingere al mittente questi interessi privati.

Il Governo ed il Parlamento devono invece tagliare sul serio la burocrazia, semplificare le leggi, cancellare i privilegi e rendere le regole sociali eguali per tutti.

Tagliamo il labirinto, non il filo per uscirne!

La gratuità è un diritto: difendiamola insieme.

(*) sono a pagamento solo i costi delle cause legali

volantino


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