Castellani: “Siamo al basso profilo, si piantano primule anzichè alberi”


Massimo-Castellani

In un’intervista  rilasciata a Lorenzo Dalai di Verona-In,  il Segretario della Cisl di Verona Massimo Castellani pone alcune questioni su unità sindacale, operato del Governo e situazione veronese.

Ve la riproponiamo:


«Siamo al basso profilo, dove si sceglie di piantare primule, belle ma caduche, piuttosto che alberi. E così spieghiamo il proliferare dei centri commerciali, delle sagre e dei mercatini. Tra un po’ la nostra economia locale non avrà più le gambe per camminare, perché non avremo più manifatturiero».

– Troppa CGIL e troppa FIOM sui canali televisivi. Il caso è finito in Commissione Vigilanza RAI. Cosa ne pensa?

«Viene facile una battuta: più Landini va in Tivù, più la Cisl acquisisce iscritti. Infatti lo sciopero che la FIOM ha indetto a Pomigliano ha avuto cinque adesioni e le elezioni delle RSA nelle fabbriche Fiat ha dato un risultato che vede la Fim-Cisl largamente al primo posto e la Fiom-Cgil al quarto. Perché il sindacato non si fa nei salotti televisivi, ma sui luoghi di lavoro, vicino alla gente; potrebbe sembrare retorica, ma è una realtà; le persone verificano quotidianamente la vicinanza dei delegati, la loro capacità di risolvere i problemi dei singoli e collettivi e a questi va la fiducia. Che Landini vada pure in televisione, noi continueremo a fare sindacato come abbiamo sempre fatto».

– E allora, alla luce dell’attuale momento, quello dell’unità sindacale resta un sogno ?

«L’unità sindacale deve restare un obiettivo, soprattutto perché ce lo chiedono i lavoratori e i pensionati. Quando partecipiamo alle assemblee riscontriamo una grande soddisfazione se c’è unità di intenti, mentre le persone sono deluse se affiorano attriti e divergenze. L’unità è però un obiettivo difficile, perché ogni decisione è frutto di un confronto interno, se poi tutto deve essere condiviso anche con altri soggetti la questione si complica. A livello territoriale è più facile, perché i problemi sono molto concreti, mentre a livello nazionale tutto diventa farraginoso, perché pesano anche le storie di ciascuno, perché le organizzazioni sindacali sono un po’ lente nel muoversi e i nostri amici della Cgil hanno profonde radici nel passato e questo, a volte, li ostacola nel prendere atto che il mondo è cambiato».

– Quindi un sindacato che affronta la quotidianità, senza cercare di dare un’idea di società diversa?

«Progettare la società spetta alla politica e non al sindacato. Ognuno deve portare avanti gli interessi della propria parte e al sindacato spetta la mediazione sociale mentre la progettualità di ampio respiro, che coinvolge tutti i cittadini, spetta ai partiti. Il sindacato in questo dibattito deve portare la voce e gli interessi dei lavoratori».

– Siamo arrivati alla politica. Qual è suo giudizio sull’operato del Governo?

«Guardiamo gli aspetti positivi: ha dato uno scossone a una situazione di immobilismo insopportabile riportando l’Italia ad avere un riconoscimento di autorevolezza a livello internazionale. In questo modo sta facendo crescere la fiducia nei cittadini, e infatti gli indicatori economici iniziano a dare segnali positivi. Come aspetto negativo vedo un calo di democrazia, inteso come scarsa condivisione; é chiaro che il dialogo con i corpi intermedi, che ci deve essere, visto anche lo scarso peso dei partiti ormai ridotti a poco più di comitati elettorali, rallenta il processo decisionale. In questo primo anno i risultati ci sono stati, ora ritengo sia il momento di consolidare il percorso».

– Secondo lei è valida la definizione di Verona come città silente, sia dal punto di vista morale che culturale? e dal punto di vista del lavoro?

«Abbiamo qui vicino un’azienda che produce treni, con cento anni di storia e commesse per un anno di lavoro; ebbene la proprietà ha deciso di chiuderla. Domando con quale responsabilità la comunità veronese, costituita da Industriali, politica, istituti bancari può permettere che ciò avvenga. E per Over Meccanica vale lo stesso discorso: mala gestione, nonostante la ricchezza tecnologica nel settore delle macchine per le industrie cartarie e commesse in portafoglio. Nella stessa situazione ci sono decine di altre aziende. Buttiamo a mare queste realtà? Allora siamo al basso profilo, dove si sceglie di piantare primule, belle ma caduche, piuttosto che alberi. E così spieghiamo il proliferare dei centri commerciali, delle sagre e dei mercatini. Tra un po’ la nostra economia locale non avrà più le gambe per camminare, perché non avremo più manifatturiero».

– Tre anni fa si parlò di una sua possibile candidatura a sindaco di Verona. Se lei fosse il Sindaco, quale sarebbe la sua prima mossa?

«Metterei assieme imprenditori, rappresentanti del mondo del lavoro, delle fondazioni e degli istituti bancari. Li metterei in una stanza, chiusa a chiave e non li farei uscire finché non fossero riusciti a mettere a punto un progetto globale di rilancio di questa città e del suo territorio… un conclave, che non si potrebbe chiudere, se non con la classica fumata bianca».

– Si candiderà per le prossime elezioni cittadine?

«Assolutamente no! Da giovane lavoratore sognavo di fare il sindacalista, poi ho iniziato a farlo con grande impegno e soddisfazione, oggi ricopro un ruolo di responsabilità nel mio sindacato, penso a fare questo e a farlo al meglio».


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