Cambiamo il mercato del lavoro con il Jobs Act


Professore Ichino sul Jobs Act

“Fino ad oggi siamo stati abituati a proteggere il lavoratore dal mercato del lavoro invece dobbiamo orientarci a difendere il lavoratore nel mercato del lavoro attraverso un’efficace azione di politica attiva”. Così esordisce il professor Ichino invitato presso l’Università di Verona da Suor Germana. Il professore è nato a Milano il 22 marzo 1949 si è laureato in Diritto del lavoro ed è stato dirigente sindacale della Fiom-Cgil nella zona di Cusano Milanino dal 1969 al 1972; inoltre è editorialista del Corriere della Sera e attuale senatore di Scelta Civica.

La proposta del Jobs Act parte dall’assunto che nei prossimi anni regnerà ancora grande incertezza per la maggior parte delle centinaia di migliaia di persone che nella crisi stanno perdendo il vecchio lavoro, ne ritroveranno uno, se pure lo ritroveranno, nelle forme più instabili e meno protette.

Nel 1990 su cento neoassunti il 50% era a tempo indeterminato, oggi su cento neoassunti solo il 15% è a tempo indeterminato. Ichino individua due negatività del mercato del lavoro italiano: la prima che l’Italia utilizza male la cassa integrazione guadagni ottima per fronteggiare crisi temporanee non per crisi strutturali. La seconda il mismatch italiano cioè il non incrocio tra la domanda e l’offerta di lavoro: negli USA un disoccupato su due trova lavoro entro un mese. Da noi è molto più lungo il periodo di inattività.

Ichino con toni severi ci ammonisce che il mercato del lavoro è diviso in due: i garanti e i non garantiti: “il vecchio sistema duale separa i lavoratori “di serie A”, nettamente privilegiati, da quelli “di serie B e C”, nettamente svantaggiati che portano tutto il peso della flessibilità; con il contratto di ricollocazione queste “serie” inferiori vengono drasticamente abolite (perché le imprese rinunciano ad assumere con contratti di “lavoro a progetto” e, salve poche eccezioni, con contratti a termine). E non è irrealistico prevedere che, quando il nuovo regime incomincerà a essere concretamente sperimentato, anche i vecchi dipendenti si renderanno conto che il sistema funziona meglio, offre una protezione migliore; e chiederanno ai loro sindacati di negoziare l’estensione del nuovo regime a tutta l’azienda. Dove questo accadrà, il superamento del dualismo sarà immediato”.

Il senatore milanese conclude denunciando rigide chiusure che ha incontrato il suo progetto sulla flexsecurity sia in ambito sindacale sia in ambito accademico: “Se vogliamo delineare una politica del lavoro che dica qualche cosa di credibile alle nuove generazioni, smettiamola con le squalifiche preventive di qualsiasi progetto che anche soltanto marginalmente “tocchi” il vecchio ordinamento. E mettiamo nostra competenza a disposizione dei lavoratori e degli imprenditori per un nuovo diritto del lavoro di cui le nuove generazioni hanno bisogno”.


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