Il bene comune


Cosa si intende quando si dice “bene comune”?

In queste ultime settimane due situazioni mi hanno particolarmente colpito e fatto riflettere. La prima è stata in occasione del convegno organizzato da Confindustria o meglio dal “cenacolo delle imprese”. All’incontro ha partecipato anche un dirigente di un’azienda tedesca, con sedi in Italia, che ha spiegato come la chiave del successo della ditta tedesca sia racchiusa nel fatto che: “in Germania quando viene presa una decisione si valuta sempre che sia per il bene comune”. In queste poche parole è custodito il segreto, il presupposto di fiducia fondamentale per una convivenza reciproca.

Il secondo momento è stato durante il terzo Forum di Euroasiatico, lo scorso venerdì, alla Gran Guardia. A partire dalla solennità nell’ascolto dell’inno nazionale russo, il dibattito successivo, tra ministri, ambasciatori e imprenditori, si è articolato con interventi di spessore realizzati in quindici minuti, privi di banalità, luoghi comuni, ma bensì un susseguirsi di proposte concrete di politica economica, finanziaria e industriale. Proposte per una crescita di sviluppo economico e sociale attraverso accordi tra imprese e tra Stati, tra Occidente e Oriente. Insomma politica con la P maiuscola. Nel nostro Paese, purtroppo, ormai da tempo si è persa l’abitudine di parlare di politica in maniera seria, tutto spesso diviene gossip o una sorta di guerra tra guelfi e ghibellini dimenticando, appunto, il bene comune.

Intanto anche Verona sprofonda, dismettendo un po’ per volta le aziende industriali, in modo particolare quelle meccaniche e delle costruzioni edili, perdendo dall’inizio della crisi oltre 10.200 posti di lavoro. E, in questo quadro, il mercato del lavoro veronese ha offerto, nei primi sei mesi del 2014, solo l’11% di contratti di lavoro a tempo indeterminato. Mentre tutto il resto delle nuove assunzioni sono posti di lavoro a tempo determinato e precari.

Ma all’apparenza son tutti ugualmente contenti. La domenica i centri commerciali, anche con il bel tempo, sono pieni e permettono alle persone, anche senza disponibilità economiche, l’illusione di poter spendere e acquistare la felicità dal consumo.


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