Il lavoro pubblico può diventare motore di sviluppo


Comunicato stampa

ll lavoro pubblico può diventare un motore di sviluppo del territorio se offre a cittadini e imprese servizi di qualità, veloci e innovativi. Anche nel Veneto, che pure è considerato tra le Regioni italiane come un modello di riferimento, si può fare di più e meglio, spendendo meno e meglio. Investendo nell’innovazione dei servizi e nelle competenze di chi lavora. Questa la convinzione della Cisl Fp che, insieme alle categorie di Cgil e Uil, domani sarà in piazza a Venezia con i lavoratori pubblici veneti.
Mentre la popolazione aumenta, invecchia, perde il lavoro e le imprese affannano strette sotto la morsa della crisi economica, i servizi diminuiscono insieme agli addetti (- 7.000 unità dal 2009 ad oggi). La tipica spending review in salsa italiana, questa. Che invece di colpire poltrone, società partecipate improduttive e consulenze esterne immotivate, risolve il problema dei costi con un’emorragia di energie, forza lavoro e competenze. E il ticket della mancata innovazione lo pagano i cittadini contribuenti, costretti a fare i conti con orari e servizi di front-office ridotti. Perché i vuoti di organico rendono via via sempre più difficile coprire i turni e assicurare un’assistenza qualificata: salute, sicurezza, prevenzione, supporto alle famiglie e alle fasce deboli. Ma non finisce qui. La lista delle motivazioni che animeranno piazza S. Lucia è lunga. Va rilanciata la formazione del personale pubblico adeguandola alle nuove tecnologie perché il tessuto produttivo e imprenditoriale veneto, fiore all’occhiello del Paese, ha bisogno di servizi nuovi e più avanzati, che servono per portare i nostri prodotti di eccellenza sul mercato globale.
E ancora, va rafforzata la capacità di fare rete tra la sanità pubblica e quella pluralità di soggetti territoriali dell’assistenza che costituiscono una preziosa specificità del Veneto: privati, non profit, cooperative, Ipab.
Si continua a discutere di riassetto delle Usl solo in termini di “numeri”, come se la qualità delle cure, le competenze e la valorizzazione delle persone che ne sono responsabili e la loro accessibilità sul territorio fossero temi secondari. Come irrilevante sembra essere la partita del riordino territoriale rispetto alla quale va ridefinita la legge regionale sull’esercizio associato di funzioni e servizi comunali, in modo da incentivare processi di aggregazione tra enti, eliminare le sovrapposizioni e ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche.
E ancora, basta con la scarsa trasparenza nel sistema delle cooperative e degli appalti. Basta con le leggi scritte male che premiano chi fa il furbo giocando al ribasso sul rispetto delle regole, dei diritti, dei contratti, degli standard di sicurezza e sulla qualificazione professionale dei lavoratori. Va premiato chi lavora onestamente creando buona occupazione e vera innovazione.
E per farlo non bastano nuove leggi. Né tanto meno annunci sensazionalistici, slide o tweet. Serve il coraggio di mettere mano ad un impianto organizzativo dei servizi pubblici vecchio, scollato dai bisogni della comunità veneta, investendo sulle persone al servizio delle persone. Per costruire modelli organizzativi moderni in ogni comparto pubblico, per una Pa che sia volano di crescita dell’economia e della società veneta, per far girare il motore del cambiamento.

Ecco perchè il 26 maggio, a Venezia, è stato indetto uno sciopero regionale.

 


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